
P-HPC di Ausonia è un fumetto che fa male.
Se siete tristi, o depressi, o in generale poco ottimisti o negativi, lasciate perdere.
Se in un fumetto cercate evasione, tanti baloon e onomatopee, BOOM ZACK KA-POW, superfusti ipertiroidei o eroine sexy, cambiate lettura.
Se invece il fumetto per voi è una forma di espressione e cercate qualcosa che entri in comunicazione con voi, che vi faccia pensare e che non per forza vi debba piacere, ma sicuramente non lasciare indifferenti, allora le opere di Ausonia sono una buona scelta.
Non so se lui sarebbe contento di questa definizione, ma per me Ausonia è veramente un "artista", parola che per me sta a significare una persona con una sensibilità e una visione del mondo diverse e che danno origine a un processo creativo, in cui si esprimono e nel quale trovano completamento. (Provate a dare un' occhiata al suo blog).
La forma visiva si esprime nella commistione originale di foto più o meno elaborate e di disegni, nella scelta di non usare i baloon, ma un lettering scritto a computer con un carattere freddo e artificiale, anche quando a parlare sono i protagonisti della storia, con le loro emozioni e i loro pensieri.
Quello che però fa male è il senso di oppressione e di inevitabilità, di non poter tornare indietro dalle proprie scelte, la sensazione di stare rinunciando a qualcosa di importante, di vitale, per sempre.
In un futuro prossimo, o meglio in un presente molto tecnicizzato, il Post Human Processing Center è un centro a cui le persone, volontariamente, possono rivolgersi, per trovare una loro collocazione nella società, nel processo produttivo, al prezzo, “semplicemente”, della propria umanità.
Chi sceglie di andare al P-HPC attraverso una serie di operazioni si vedrà privare non solo del proprio corpo, ma anche dei propri ricordi, dei propri pensieri, finchè la cosa importante non sarà più pensare ma solo agire e diventerà una macchina a tutti gli effetti.
Questa disumanizzazione sarebbe terribile già di per sé, ma la consapevolezza che sia volontaria la rende, per me, insopportabile.
Ma P-HPC è anche una storia d’ amore, forse di un amore non corrisposto o non corrisposto nello stesso modo, che porta Uto a perdere tutto per ritrovare la sua Sarah.
E’ dalle sue parole che possiamo vivere il processo graduale di trasformazione da uomo a macchina, un processo “educato”, analitico, raccontato in maniera pacata, senza attacchi violenti, senza rabbia, senza termini volgari o immagini raccapriccianti. Tutto il terrore, il dolore, la disperazione, la violenza è lasciato alla sensibilità del lettore e in questo modo si innesca un processo di identificazione che amplifica ancora di più le emozioni; per assurdo, più le sensazioni del protagonista diventano fredde e impersonali, più quelle del lettore si accentuano e si acutizzano.
Non mi vergogno a dire che quando riaprivo il volume da una pausa dalla lettura, provavo un profondo senso di tristezza, per il mondo in cui stavo per entrare.
P-HPC è un libro da leggere, che sicuramente non piacerà a tutti (a me è piaciuto un sacco, per quello che vale), che potrà rattristare, innervosire, esaltare o deprimere, ma sicuramente non lasciare indifferenti.
Sinceramente, ad un libro, io non posso chiedere molto di più.
Se siete tristi, o depressi, o in generale poco ottimisti o negativi, lasciate perdere.
Se in un fumetto cercate evasione, tanti baloon e onomatopee, BOOM ZACK KA-POW, superfusti ipertiroidei o eroine sexy, cambiate lettura.
Se invece il fumetto per voi è una forma di espressione e cercate qualcosa che entri in comunicazione con voi, che vi faccia pensare e che non per forza vi debba piacere, ma sicuramente non lasciare indifferenti, allora le opere di Ausonia sono una buona scelta.
Non so se lui sarebbe contento di questa definizione, ma per me Ausonia è veramente un "artista", parola che per me sta a significare una persona con una sensibilità e una visione del mondo diverse e che danno origine a un processo creativo, in cui si esprimono e nel quale trovano completamento. (Provate a dare un' occhiata al suo blog).
La forma visiva si esprime nella commistione originale di foto più o meno elaborate e di disegni, nella scelta di non usare i baloon, ma un lettering scritto a computer con un carattere freddo e artificiale, anche quando a parlare sono i protagonisti della storia, con le loro emozioni e i loro pensieri.
Quello che però fa male è il senso di oppressione e di inevitabilità, di non poter tornare indietro dalle proprie scelte, la sensazione di stare rinunciando a qualcosa di importante, di vitale, per sempre.
In un futuro prossimo, o meglio in un presente molto tecnicizzato, il Post Human Processing Center è un centro a cui le persone, volontariamente, possono rivolgersi, per trovare una loro collocazione nella società, nel processo produttivo, al prezzo, “semplicemente”, della propria umanità.
Chi sceglie di andare al P-HPC attraverso una serie di operazioni si vedrà privare non solo del proprio corpo, ma anche dei propri ricordi, dei propri pensieri, finchè la cosa importante non sarà più pensare ma solo agire e diventerà una macchina a tutti gli effetti.
Questa disumanizzazione sarebbe terribile già di per sé, ma la consapevolezza che sia volontaria la rende, per me, insopportabile.
Ma P-HPC è anche una storia d’ amore, forse di un amore non corrisposto o non corrisposto nello stesso modo, che porta Uto a perdere tutto per ritrovare la sua Sarah.
E’ dalle sue parole che possiamo vivere il processo graduale di trasformazione da uomo a macchina, un processo “educato”, analitico, raccontato in maniera pacata, senza attacchi violenti, senza rabbia, senza termini volgari o immagini raccapriccianti. Tutto il terrore, il dolore, la disperazione, la violenza è lasciato alla sensibilità del lettore e in questo modo si innesca un processo di identificazione che amplifica ancora di più le emozioni; per assurdo, più le sensazioni del protagonista diventano fredde e impersonali, più quelle del lettore si accentuano e si acutizzano.
Non mi vergogno a dire che quando riaprivo il volume da una pausa dalla lettura, provavo un profondo senso di tristezza, per il mondo in cui stavo per entrare.
P-HPC è un libro da leggere, che sicuramente non piacerà a tutti (a me è piaciuto un sacco, per quello che vale), che potrà rattristare, innervosire, esaltare o deprimere, ma sicuramente non lasciare indifferenti.
Sinceramente, ad un libro, io non posso chiedere molto di più.
Nessun commento:
Posta un commento