Se un fumetto arrivato all’ ottavo volume, 48 episodi e più di mille pagine è ancora capace di incollarmi alle pagine e stupirmi, allora è un fumetto che va letto. Nell’ introduzione Mauro Uzzeo, sceneggiatore fumettistico e televisivo, ha cercato di avvertirmi di non leggere questo ottavo volume, di non farmi male, di spiegarmi che in realtà quel volume io non avrei voluto leggerlo! Ma The Walking Dead crea dipendenza e la tentazione è stata troppo forte, così ho aperto il volume e come al solito non sono riuscito a staccarmi fino a che non sono arrivato all’ ultima pagina. Alla fine ho chiuso il libro dicendo “non è possibile, non può averlo fatto”.
Robert Kirkman, l’ autore, non ha pietà per le sue creature. Nelle sue storie non esistono supereroi, ma tutti sono uomini, assolutamente mortali; nessuno, davvero nessuno, è al sicuro. Mai. Kirkman è capace di spiazzarti, di stupirti anche dopo 1000 pagine di una storia di zombie. Anche se dire che The Walking Dead è una storia di zombie è come dire che l’ Amleto è una storia di fantasmi.
Del primo volume avevo già parlato qui, ma dopo 8 volumi penso di poter dire qualcosa di più.
The Walking Dead non è una storia DI zombie, ma è una storia CON gli zombie, che ha poco a che fare con il serial televisivo uscito poco tempo fa anche da noi. The Walking Dead è una storia sulle persone, sull’ uomo e le sue debolezze, sulla volontà di sopravvivere e sui limiti che l’ uomo si deve dare se vuole rimanere tale. Gli zombie sono la carestia, sono il maremoto, sono il terremoto, sono la guerra sono quella cosa che cancella il tuo ambiente, lo stravolge e ti costringe a tirare fuori tutte le tue capacità di adattamento per sopravvivere. In un mondo senza più regole, senza certezze, con una minaccia incombente sempre fuori dalla finestra (se hai ancora una finestra), cosa sei disposto a fare o a non fare per sopravvivere?
Gli zombie sono morti che camminano il cui unico scopo è nutrirsi dei vivi. Sono lenti, sono stupidi, ma resistenti e con quell’ unico obiettivo: mangiarti.
Come i pirati di Bennato però, tu sai cosa sono e sai cosa aspettarti. Non ti tradiranno, non fingeranno di essere qualcosa che non sono, non ti inganneranno, ma se potranno, ti uccideranno.
Dopo mille pagine di The Walking Dead, gli zombie sono rassicuranti. Quelli che fanno paura sono gli uomini, capaci di vera crudeltà e cattiveria, per sopravvivere, per difendere chi amano, ma anche per avere sempre di più, per essere più sicuri, più ricchi, più sazi.
The Walking Dead fa paura perché in fondo è una storia su di noi, su quello che speriamo di non essere, ma non possiamo averne la certezza.
The Walking Dead è una bella storia, che bisogna leggere.
Come accennato in un post precedente, in vacanza ho letto “A neve ferma” di Stefania Bertola. E’ stata una scelta dettata dalla necessità (non avevo altri libri), ma il consiglio di Franci, che ha letto quasi tutto di questa autrice, è stato ottimo. Avevo sempre etichettato i romanzi della Bertola come rivolti a un pubblico femminile e per questo non li avevo mai presi in considerazione. Indubbiamente “A neve ferma” non si rivolge a un pubblico maschile: poca azione, personaggi principali per lo più femminili, storie d’ amore per lo più travagliate. Sarebbe però un gravissimo errore confondere questo libro con un romanzetto della collana Harmony! Il libro mi è piaciuto tantissimo merito di un’ ironia unica e irresistibile che pervade tutta la storia. I personaggi sono sì femminili, ma assolutamente unici, originali, sopra le righe anche se mai assurdi, anzi molto realistici nel loro modo di agire e assolutamente mai stereotipati. Un personaggio della Bertola, stanca per una giornata di lavoro, non indosserà un baby doll sexy e non cederà alle avances del corteggiatore di turno, ma molto più probabilmente gli sbatterà la porta in faccia, trascinando il proprio tutone verso un letto sfatto da giorni!
Il fatto poi che i suoi personaggi si muovano in una Torino (e provincia) che conosco e che posso riconoscere è sicuramente un elemento che mi fa apprezzare ancora di più la storia.
Stefania Bertola, poi, scrive benissimo. Ha uno stile efficace, pulito e chiaro, ma assolutamente originale e riconoscibile. E’ in grado di creare suspance, commuoverti e farti ridere; soprattutto l’ ironia, che in certi tratti strizza l’ occhio alla comicità, è ciò che mi ha colpito di più, con trovate assolutamente geniali (suor Janice che si è fatta suora dopo aver visto Woodstock, mi resterà nel cuore!).
Per assurdo, l’ elemento più debole è forse l’ intreccio, un po’ esile se non fosse sostenuto da tutto ciò di cui ho parlato finora. Franci mi ha detto che questo è stato il libro della Bertola che forse le è piaciuto di meno e me ne ha consigliati altri. Se questo era il peggiore e mi è piaciuto così tanto, sono ansioso di leggere i prossimi!
Sono tornato ieri dalle vacanze. Ho lasciato Franci e Leo al mare e ora mi riposo 4 giorni da solo in città! Sono state 3 settimane piuttosto "normali": nessun viaggio in posti esotici, nessun museo, mostra o evento da raccontare; 3 settimane di vita di mare e tante mangiate. Contrariamente a quanto pensavo, sono riuscito a leggere parecchio, anche se purtroppo mi ero portato dietro poco: ho quindi svaligiato l' edicola (non che la cosa mi sia dispiaciuta).
Visto il numero, non mi metterò a scrivere recensioni di ogni albo, ma mi limiterò a un voto e qualche commento.
Ecco le mie letture estive per quanto riguarda i fumetti:
Nathan Never 230: Leo è rimasto affascinato dalle illustrazioni di astronavi e pianeti. Storia molto piacevole, di pura fantascienza. Voto: 7,5
Nathan Never 231: 5 racconti legati da una storia che fa da filo conduttore. Un esperimento interessante, ma che risente della brevità dei racconti e dai disegni non sempre all' altezza. Disegnatore preferito: Ivan Calcaterra. Voto: 6,5
Raccontino inedito che inaugura la collana Diabolik - Gli anni d' oro. E' un divertimento degli autori, non certo molto significativo, che si fa notare per i disegni ottimi di Palumbo e per l' ironia della storia in sè (con Diabolik che vuole rubare le sue storie a fumetti!). Voto: 6,5
Diabolik - Gli anni d' oro 1: primo numero della collana. L' edizione è molto curata anche se ho trovato le rubriche di approfondimento un po' superficiali. Ho sentito opinioni discodanti sull' uso del colore, ma a me non è dispiaciuto. Voto: 7
Diabolik R 590 Voto: 6,5
Lilith 4 Voto: 8
70 anni di Marvel: raccolta di storie ambientate nella golden age. Alcune molto belle (la migliore quella sui giovani alleati). Voto: 7,5
Wolverine Noir: secondo me il volume peggiore di questa collana. Voto: 6
For Fans Only: Vendicatori - Gli eroi più potenti della Terra. Storia interessante ma per veri fan dei Vendicatori. Io l' ho trovata un po' "legnosa". Voto: 6,5
Martin Mystere 310: come spesso succede sono più interessanti le notizie storiche e le rubriche della storia vera e propria. Voto: 5,5
Cassidy 4: questa serie non mi ispirava per niente, Ruju, lo scrittore, su altre testate non mi piace proprio, ma questi primi 4 numeri, pur non essendo particolarmente originali, mi sono piaciuti; un buon intrattenimento che fa venir voglia di continuare. Voto: 7
Dylan Dog color fest 5: come ogni raccolta di racconti brevi, alcuni sono meglio di altri. Ci sono state comunque delle chicche piacevoli. Miglior disegnatore Frisenda. A me questi albi comunque piacciono e li leggo sempre volentieri. Voto: 7,5
Tex 598: storia che si lascia leggere ma delusione per i disegni di Seijas, che adoravo su opere come Helena. Voto: 6,5
Valter Buio 6: una delle serie che seguo con più piacere in questo periodo. Mi sta proprio piacendo anche se non sempre i disegni sono eccellenti. Voto: 8
Ecco invece le mie letture di narrativa. Rimanderò a futuri post delle recensioni più approfondite:
Ho finito il libro di Stefano e mi ha divertito un sacco. Alla fine mi aveva catturato e dovevo assolutamente sapere come sarebbe finito. Il finale aperto lascia molti interrogativi per un futuro seguito che spero uscirà...altrimenti me lo faccio raccontare!
Non sapendo più cosa leggere, ho iniziato questo libro di Franci ed è stata una vera scoperta! Mi è piaciuto molto e trovo che Stefania Bertola scriva davvero bene! Non sarà l' ultimo libro che leggerò di questa autrice.
Un volume di cui avrei voluto parlare tempo fa è UOMO FABER, un libro-omaggio a fumetti su Fabrizio de Andrè, scritto da Lorenzo Calzia e disegnato da Ivo Milazzo.
Da ammiratore e appassionato delle canzoni di De Andrè, ma anche dell’ opera di Ivo Milazzo, non potevo lasciarmi sfuggire questo volume. Devo dire però che ho cominciato la lettura con un misto di eccitazione e titubanza, in quanto ero piuttosto critico su come si potesse racchiudere l’ opera di un autore come Fabrizio De Andrè in meno di cento pagine di fumetto.
Devo ammettere che terminata la prima lettura, sono rimasto un po’ dubbioso, spiazzato in quanto il volume finisce in fretta, forse troppo e la mancanza, voluta, di cenni biografici lascia un po’ interdetti. E’ stata necessaria una seconda lettura per capire che quella intrapresa dagli autori era l’ unica strada possibile: evitare una narrazione cronologica e biografica, cercando invece di evocare e omaggiare le canzoni, i personaggi, i luoghi che popolano le canzoni di De Andrè. La storia parte quindi da un evento reale, una visita di Fabrizio alla vecchia casa di villeggiatura della sua infanzia in provincia di Asti, per raccontare in poche parole alcuni lati dell’ uomo Fabrizio de Andrè (il suo amore per la campagna, la Sardegna, la sua infanzia, la sua famiglia); poi con la scusa di un sogno, la storia prende una direzione diversa, espressa bene da un cambio radicale nell’ illustrazione che passa dal colore al bianco e nero. In questa parte, l’ ordine cronologico degli eventi non ha più importanza, ma diventano protagonisti gli abitanti dei carruggi, le visioni che si accavallano e che richiamano immediatamente le canzoni di Faber (Fiume Sand Creek, Princesa, ecc…).
E’ questa la parte forse più importante, più sentita del volume.
Il finale ci riporta al livello reale, con un accenno importante però al rapporto di Fabrizio con suo padre, che ne lascia intuire l’ importanza e che forse avrebbe meritato qualche pagina in più.
Sul lato disegni, Ivo Milazzo si conferma un grande professionista, che però ho apprezzato molto di più nella parte in bianco e nero piuttosto che in quella a colori, in cui le tonalità sono troppo contrastate e pesanti; inoltre non tutte le vignette sembrano curate nello stesso modo, con i volti di Fabrizio non sempre disegnati apparentemente con la stessa cura. In alcune vignette però traspare la bravura del maestro Milazzo, come nel volto di Dori Ghezzi che guarda Fabrizio parlare di suo padre: i pochi segni che disegnano gli occhi sono in grado di esprimere da soli quello che io potrei provare a raccontare in una pagina scritta, ma con meno efficacia.
In conclusione un bel volume, curato, che forse non aggiunge nulla a tutto ciò che è già stato scritto su De Andrè, che non svela aspetti sconosciuti o inediti né dell’ uomo né dell’ opera, ma che è un bell’ omaggio, sentito, fatto con amore e rispetto per uno dei più grandi autori della nostra storia.
Ieri pomeriggio ho finito di leggere il romanzo a fumetti LAIKA di Nick Abadzis. Il libro racconta con un certo rigore storico e scientifico la storia della cagnetta Laika, il primo essere vivente lanciato in orbita in un veicolo spaziale, lo Sputnik II. Il lancio, avvenuto in Unione Sovietica il 7 Novembre 1957, giorno del 40° anniversario della Rivoluzione Russa, fu un evento di importanza storica.
Il libro di Nick Abadzis si concentra sulla vita di Laika, una cagnetta randagia, bianca e marrone, il cui vero nome fu Kudrjavka, dalla sua nascita fino alla sua morte avvenuta in orbita poche ore dopo il lancio.
L’ autore, come dimostrato dalla bibliografia pubblicata in calce al volume, ha effettuato delle ricerche approfondite sulla vicenda, che gli hanno permesso di inserire date e notizie storicamente precise, lasciando alla fantasia gli aspetti più propriamente umani, specie dell’ infanzia della cagnetta.
In fondo non è un libro di storia quello che vuole scrivere Abadzis, bensì un libro che emozioni, sul destino e sulla fiducia.
I disegni non colpiscono per la loro accuratezza, anche le pagine più curate non hanno alcun vistuosismo artistico, ma sono completamente al servizio della storia; spesso i volti sono solo accennati e le anatomie appena abbozzate, ma proprio per questo il lettore si concentra completamente sulla storia, senza venire distratto dall’ aspetto puramente estetico delle tavole.
“Laika” E’ un libro triste ed emozionante. Giri le pagine, ti affezioni e ti intenerisci, anche perchè già conosci la conclusione scontata.
Laika è come un bambino: assolutamente indifesa e che cerca solo qualcuno di cui fidarsi e a cui affidarsi. Spesso viene ritratto il viso di Laika, con pochi tratti e gli occhi che sono solo due puntini neri di china, ma una didascalia recita “non preoccuparti”, “fidati di me”, “brava Kudrjavka”; intanto si racconta che i cani venivano addestrati, rinchiusi in gabbiette piccole e anguste per farli abituari alle capsule spaziali, sottoposte a centrifughe per far loro sopportare meglio l’ accelerazione gravitazionale, nutriti a cibi in gelatina, operati per impiantare sensori per monitorare le funzioni vitali.
Tutto ciò però non viene presentato come fossero torture o gesti di sadismo gratuiti, bensì come necessari e inevitabili; in fondo gli animali servivano in ottima salute!
Devo dire che nel libro non ci sono personaggi davvero negativi o “cattivi”. Gli scienziati del programma spaziale, gli addestratori, sono persone comuni, vere, che nutrono affetto e pietà per quella cagnetta, ma che hanno dei doveri, in un contesto storico particolare come quello della Guerra Fredda degli anni ‘50.
Credo che “Laika” sia anche un libro amaro, sulla fiducia; la fiducia cieca di un cane (o di un bambino dico io) che si affida completamente a una persona, senza chiedere nulla se non affetto, rimanendo però, alla fine, uccisa proprio da quella fiducia.
“Nulla dura per sempre, ma allora perché preoccuparsi? E’ questo il segreto. Non preoccuparti, anche se coloro che ti lasci alle spalle, continueranno a pensare a te”.
Ieri sono riuscito a leggere due volumi a fumetti, molto diversi tra loro, ma legati da un tema più o meno comune: i così detti “morti viventi”, vale a dire esseri umani che tornanno in vita dopo la loro morte.
I volumi sono: - “The Walking dead” vol. 1 di Robert Kirkman e Tony Moore edito da Saldapress - “Cinque Allegri Ragazzi morti” vol. 1 di Davide Toffolo edito da Coconino Press
Pur essendo due opere estremamente diverse fra loro, ho trovato un elemento comune nell’ utilizzare un classico tema da racconto horror come i morti viventi per raccontare in realtà qualcos’ altro.
“Cinque Allegri Ragazzi morti” – di Davide Toffolo
La Coconino Press ristampa in 3 volumi tutte le storie della serie “Cinque Allegri ragazzi morti” già uscite in altre testate, mai molto fortunate.
Il primo volume contiene 3 storie complete, tutte in due parti, più l’ episodio pilota con l’ origine dei protagonisti. Il libro si presenta corposo ed elegante, con una carta porosa che però non sempre si adatta alla stampa delle tavole, pur mantenendo quel carattere vagamente “underground”, che ben si adatta alle storie di Davide Toffolo.
Protagonisti delle storie sono i cinque allegri ragazzi morti, cinque ragazzi uccisi da una maledizione e condannati a risorgere come morti viventi, a nutrirsi di carne umana e a non innamorarsi mai.
Gli allegri ragazzi morti sono in realtà più che i protagonisti, il legame che unisce le varie storie e i personaggi che incontrano nei loro viaggi. Le storie sono tutte autoconclusive e la bravura di Davide Toffolo sta, secondo me, proprio nel riuscire a caratterizzare e a farci affezionare in poche pagine a personaggi che finita la storia non vedremo più; sono proprio questi personaggi apparentemente di contorno, i veri protagonisti delle vicende, che pur strizzando l’ occhio a situazioni horror o fantasy, trattano in realtà di sentimenti profondi, condivisibili, molto umani. I personaggi sono praticamente tutti adolescenti, e di questa età ben esprimono i sentimenti, le passioni, le arrabbiature. Gli adulti compaiono poco e come personaggi di contorno e spesso negativi. Credo quindi che i lettori ideali di queste storie siano le persone sotto i 30 anni, ma non per questo non sono apprezzabili anche dai lettori più vecchi. Non mi vergogno a dire di essermi commosso nel finale della seconda storia, quando il fratello chiama Nicole e una lacrima gli scende sulle guance.
Davide Toffolo non ha paura di concludere una storia con un finale malinconico, triste, ben lontano dal classico happy end; ciò che sembra cercare è più l’ emozione, il coinvolgimento emotivo del lettore, secondo me riuscendoci in pieno.
Fa eccezione forse proprio l’ episodio pilota, che conclude il volume, in cui si racconta di come una banda di cinque ragazzi sia diventata un gruppo di allegri ragazzi morti. Questa storia sembra più fatta per accontentare coloro che devono conoscere i fatti, le origini dei personaggi; una storia più narrativa che coinvolgente, anche abbastanza frettolosa. Molto meglio le altre storie, in cui il non conoscere tutti i fatti aumenta il senso di indefinito, di mistero, ma anche di malinconia che rendono le opere di Toffolo assolutamente uniche.
Allegato al volume c’è anche un cd con la raccolta di alcune canzoni dei 3 allegri ragazzi morti, la band di cui Davide Toffolo fa parte. A parer mio il cd non è fondamentale, anche se arrichisce l’ opera e aggiunge elementi per capire un grandissimo autore italiano.
“The Walking Dead” vol.1 – storia di Robert Kirkman e disegni di Tony Moore
“The Walking dead” è un fumetto USA edito dalla Image Comics e pubblicato qui in Italia da Saldapress in volumi corposi e molto ben curati.
Il primo volume si presenta come un’ unica grande storia, che si prevede continui nei volumi successivi, pur avendo una conclusione logica. L’ idea alla base della serie è abbastanza semplice e non particolarmente originale: l’ agente di polizia Rick Grames rimane ferito in una sparatoria e finisce in coma. Al suo risveglio intorno a lui non c’è letteralmente anima via: tutto è devastato e distrutto e tra le rovine si aggirano solo zombie.
Da qui comincia la fuga di Rick Grimes, in cerca della sua famiglia, in perenne lotta per la sopravvivenza. Nel suo viaggio incontrerà altri sopravvissuti e cercherà di adattarsi a un mondo che non è più quello che conosceva.
Il tema prettamente horror viene però utilizzato sapientemente da Kirkman, non tanto per spaventare o semplicemente divertire il lettore, bensì per analizzare, attraverso le vicende di un personaggio di fantasia, le possibili reazioni di un uomo messo davvero alle strette, di fronte all’ imprevisto, fino alle estreme conseguenze. Rick Grames si trova senza più famiglia o amici, senza più alcuna certezza, riportato a una situazione quasi primitiva in cui la priorità è sopravvivere a un mondo che non conosce e che presenta un possibile pericolo mortale dietro a ogni angolo. In questo la storia riesce in pieno: le tavole che rimangono impresse non sono quelle in cui gli zombie attaccano, ma quelle in cui il protagonista piange e vomita perché non capisce cosa succede ed è convinto di aver perso per sempre la sua famiglia; o quella in cui esprime un senso di pietà e umanità persino nei confronti di un mostro. Kirkman riesce a descrivere la rabbia, l’ adrenalina, la paura, il dolore, la gioia, senza però cadere nel patetico o nel didascalico e realizzando comunque un fumetto appassionante e molto piacevole da leggere tutto d’ un fiato.
Ottimi anche i disegni di Tony Moore, precisi e dettagliati, ma mai esagerati.
Un ottimo volume che mi ha fatto venire voglia di leggere i seguenti e che consiglio.