giovedì 17 giugno 2010

Uomo Faber


Un volume di cui avrei voluto parlare tempo fa è UOMO FABER, un libro-omaggio a fumetti su Fabrizio de Andrè, scritto da Lorenzo Calzia e disegnato da Ivo Milazzo.

Da ammiratore e appassionato delle canzoni di De Andrè, ma anche dell’ opera di Ivo Milazzo, non potevo lasciarmi sfuggire questo volume.
Devo dire però che ho cominciato la lettura con un misto di eccitazione e titubanza, in quanto ero piuttosto critico su come si potesse racchiudere l’ opera di un autore come Fabrizio De Andrè in meno di cento pagine di fumetto.

Devo ammettere che terminata la prima lettura, sono rimasto un po’ dubbioso, spiazzato in quanto il volume finisce in fretta, forse troppo e la mancanza, voluta, di cenni biografici lascia un po’ interdetti.
E’ stata necessaria una seconda lettura per capire che quella intrapresa dagli autori era
l’ unica strada possibile: evitare una narrazione cronologica e biografica, cercando invece di evocare e omaggiare le canzoni, i personaggi, i luoghi che popolano le canzoni di De Andrè.
La storia parte quindi da un evento reale, una visita di Fabrizio alla vecchia casa di villeggiatura della sua infanzia in provincia di Asti, per raccontare in poche parole alcuni lati dell’ uomo Fabrizio de Andrè (il suo amore per la campagna, la Sardegna, la sua infanzia, la sua famiglia); poi con la scusa di un sogno, la storia prende una direzione diversa, espressa bene da un cambio radicale nell’ illustrazione che passa dal colore al bianco e nero. In questa parte, l’ ordine cronologico degli eventi non ha più importanza, ma diventano protagonisti gli abitanti dei carruggi, le visioni che si accavallano e che richiamano immediatamente le canzoni di Faber (Fiume Sand Creek, Princesa, ecc…).

E’ questa la parte forse più importante, più sentita del volume.

Il finale ci riporta al livello reale, con un accenno importante però al rapporto di Fabrizio con suo padre, che ne lascia intuire l’ importanza e che forse avrebbe meritato qualche pagina in più.

Sul lato disegni, Ivo Milazzo si conferma un grande professionista, che però ho apprezzato molto di più nella parte in bianco e nero piuttosto che in quella a colori, in cui le tonalità sono troppo contrastate e pesanti; inoltre non tutte le vignette sembrano curate nello stesso modo, con i volti di Fabrizio non sempre disegnati apparentemente con la stessa cura. In alcune vignette però traspare la bravura del maestro Milazzo, come nel volto di Dori Ghezzi che guarda Fabrizio parlare di suo padre: i pochi segni che disegnano gli occhi sono in grado di esprimere da soli quello che io potrei provare a raccontare in una pagina scritta, ma con meno efficacia.

In conclusione un bel volume, curato, che forse non aggiunge nulla a tutto ciò che è già stato scritto su De Andrè, che non svela aspetti sconosciuti o inediti né dell’ uomo né dell’ opera, ma che è un bell’ omaggio, sentito, fatto con amore e rispetto per uno dei più grandi autori della nostra storia.

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