Visualizzazione post con etichetta cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cinema. Mostra tutti i post

mercoledì 5 maggio 2010

Iron Man 2


Venerdì sera, appuntamento per il filmone fumettoso dell' anno. Da fan dei fumetti Marvel vado sempre a vedere questi film con un misto di eccitazione e scetticismo, sperando di vedere trasposto "nella realtà" la versione più fedele possibile delle storie che leggo, ma senza aspettarmi mai troppo, essendo rimasto deluso già troppe volte.

Iron Man 2 è uno di quei film da andare a vedere senza aspettarsi troppo dai contenuti e dalla storia: è un film fatto molto bene, divertente e ben realizzato, con la consapevolezza di essere un film di supereroi, senza preoccuparsi di contenuti profondi ed esistenziali.
Ti coinvolge, ti diverte e ti fa passare serenamente un paio d' ore.

Robert Downey Jr. si riconferma come azzeccatissimo per il ruolo di Tony Stark: egocentrico, spavaldo, affascinante, pieno di sè, ma anche ironico, geniale e a tratti nichilista. Forse fosse stato un 15 cm. più alto e un po' più prestante sarebbe stato perfetto.

Ottimi anche Gwyneth Paltrow e Samuel Jackson, che torna nei panni di Nick Fury.

Grande delusione per Scarlett Johansson, nei panni della vedova nera. Per quel poco che compare, recita bene, ma risulta ben poco credibile nei panni di una bellissima super spia sovietica. Scarlett Johannson è sicuramente bellissima nel film, ma manca il fisic du role, per rendere credibili le poche scene di lotta. Metto qualche immagine dai fumetti giusto per rendere l' idea.



Ero molto scettico riguardo al villain, cioè "Whiplash", un cattivone che lotta con delle "Fruste energetiche". Detta così pare ridicolo anche a me, che di personaggi assurdi ne ho visti parecchi.
In realtà nel film risulta assolutamente credibile, merito di uno "splendido" Mickey Rourke, le cui battute di copione ormai si contano sulle dita di una mano, ma che ha la giusta faccia, da apparire pauroso, pazzo e pericolosissimo. La scena a Montecarlo, che rischiava di essere ridicola, risulta invece quasi drammatica, per la gratuità della violenza dell' attacco.
Whiplash risulta così un avversario più credibile e migliore di quello del primo film.


In sostanza Iron Man 2 è un sequel che non fa rimpiangere il primo film, che diverte e intrattiene piacevolmente pur non potendo più contare sull' originalità di molti elementi: un film che non deluderà gli appassionati di fumetti, semprechè non ricerchino una fedeltà assoluta alle vicende delle storie disegnate.

Dimenticavo, se andate a vederlo, come è ormai consuetudine, aspettate la fine dei titoli di coda per gustarvi la scena finale che annuncia il prossimo film Marvel.

venerdì 5 febbraio 2010

La prima cosa bella


Ieri sera io e Franci siamo andati a vedere "La prima cosa bella", l' ultimo film di Paolo Virzì (grazie dei biglietti, Fabry).

Avete presente Avatar? Ecco, questo film è l' esatto opposto:
nessun effetto speciale, ma una storia ben strutturata, un gran lavoro di attori e registi e molte emozioni.

A me i film di Virzì di solito piacciono, per quel loro sapore malinconico, mai allegro ma nemmeno triste o patetico, comunque con un retrogusto positivo che ti rimane alla fine del film.

E' la storia di Anna, una donna bella quanto ingenua, che ama da morire i suoi bambini e fa di tutto per assicurare loro una vita quantomeno decorosa.

Il film è un continuo alternarsi tra gli anni '70, da quando Anna lascia la casa del marito con i figli, e i nostri giorni, in cui Anna ha una malattia terminale, che però non le ha tolto la voglia di ridere e ballare.

Non è un film patetico e alcune battute e situazioni provocano anche qualche bella risata (fantastica la pallonata iniziale che si becca Valerio Mastrandrea).

Le emozioni però sono vere e non mi vergogno a dire che qualche lacrima alla fine, mi ha bagnato le guance. (Ma devo dire che da quando è nato Leo sono diventato piuttosto sensibile e dalla lacrima facile).
Il lavoro degli attori e soprattutto del regista è grandioso.

Valerio Mastrandrea, romanaccio, recita tutto il tempo con un accento toscano, anzi livornese, perfettamente credibile, così come molti altri attori.
Una delle cose che mi ha stupito di più è stato l' accostamento tra Stefania Sandrelli (Anna oggi) e Micaela Ramazzotti (Anna negli anni '70-'80): nonostante le evidenti differenze fisiche, non si dubita neanche per un attimo che il personaggio sia lo stesso, merito della recitazione praticamente identica delle due attrici: la stessa cadenza, lo stesso modo di fare, di atteggiarsi, di parlare. In questo caso sono convinto che ci sia stato un gran lavoro di Virzì nel dirigere i suoi attori.
Di tutta la vicenda mi sono rimaste due emozioni: l' amore di Anna per i suoi figli, che anche di fronte a situazioni complicate, difficili, li abbraccia, gli sorride e "si fa una cantatina"; dall' altra la rabbia di Bruno (Valerio Mastrandrea), coltivata fin dall' infanzia che solo alla fine comincia, faticosamente a essere combattuta.
A raccontarlo così, il film sembra davvero tragico, ma le vicende non ricercano il patetico o la pietà: i figli crescono in salute, studiano; Bruno, anche se arrabiato e infelice, diventa un professore di italiano e ha al fianco una donna che lo ama. La sorella si è sistemata e ha una famiglia, anche se con quanlche problema. Anna (la madre) non perde mai la sua voglia di ridere e trova il modo di vivere intensamente anche l' ultimo giorno della sua vita.
E' proprio con una sua frase che mi piace chiudere questo post. Sul letto, sorridente, con i suoi fgli vicini, come da bambini "si son fatte tante cose, vero bimbi? Ma ci si è anche tanto divertiti!".
Un film coinvolgente ed emozionante.






mercoledì 20 gennaio 2010

Un giro su Pandora



Credo che in questi giorni centinaia di blog e siti si riempiranno di recensioni su "Avatar" l' ultimo film di James Cameron.
Ieri sera ci sono andato anch'io ed è stato il mio primo film in 3D.

Devo dire che sono arrivato alla proiezione senza alcuna preparazione: non avevo letto nulla e non attendevo questo film; sapevo solo che era costato un botto di soldi e che se ne faceva un gran parlare, ma come al solito il mio scetticismo mi faceva dire "vabbè, sarà la solita americanata tutta effetti speciali, con battage pubblicitario esagerato".
Devo confessare invece di essere uscito esaltato dal cinema come non mi succedeva da tempo, con l' eccitazione di un bimbo quando vede i mostri e le astronavi.
La storia non ha assolutamente niente di originale, sa di già visto e dopo mezz' ora sai già come andrà a finire e potresti scommetere sui colpi di scena.

Ma quello che vedi è qualcosa di fantastico: l' ambientazione di Pandora, il mondo che fa da cornice alla vicenda, anzi che è parte integrante della vicenda è rappresentato nei più piccoli particolari: gli alberi, i fiori , gli animali, i paesaggi mi hanno fatto spesso rimanere a bocca aperta. Cose già viste nei fumetti o nei film di animazione, acquistano qui un realismo che non hanno mai avuto e guardi, tutte quelle meraviglie, con gli occhi di un bambino, rimanendo stupito dalla visionarieta del regista.

Il 3D fa molto e sicuramente contribuisce in larga misura all' effetto finale.
Sicuramente non è un film da vedere in DVD.

Sul suo blog http://prontoallaresa.blogspot.com/ Roberto Recchioni fa un paragone interessante, accostando l' effetto che fece su di lui a 4 anni la visione di Guerre Stellari a quella che potrebbe fare Avatar su un bambino di oggi.

Credo che il paragone sia molto calzante, proprio per l' effetto emotivo e visivo che Avatar avrà sui film che lo seguiranno. Credo che come Blade Runner, Guerre Stellari, Matrix o altri film visionari, Avatar sarà il capostipite di un nuovo modo di fare i film.

Andate a vederlo: ne vale la pena.

mercoledì 18 febbraio 2009

Ultracorpi


Ci sono alcuni film del passato che vengono continuamente citati come capostipiti e ispiratori di un genere, indicati come imprescindibili da qualsiasi appassionato: film come “ombre Rosse” di John Ford per il western o il “Nosferatu” per il cinema horror.
Io mi sono sempre definito un appassionato di fantascienza, anche se non un esperto, ma ammetto di avere delle grosse lacune sui film d’epoca.

Per questo l’ altra settimana ho dedicato una delle poche serate davvero libere per guardarmi “L’ Invasione degli ultracorpi”, film del 1956 di Don Siegel, tratto dal romanzo omonimo di Jack Finney.

La storia è piuttosto semplice ed è basata sull’ ipotesi che una razza di esseri vegetali, capaci di imitare perfettamente gli esseri umani in tutto tranne che nelle emozioni, si impossessi poco per volta di una cittadina degli Stati Uniti sostituendosi ai suoi abitanti e minacciando di estendere l’ invasione a tutto il pianeta.
Insieme al protagonista, lo spettatore scoprirà questo piano di invasione e seguirà la sua fuga dalla città per avvisare il resto del mondo del pericolo che sta correndo.

Tutto il film è basato su questa fuga, in cui chiunque, anche l’ amico più caro o la persona amata, potrebbe essere in realtà un nemico.

Che origine abbiano questi vegetali, non viene chiarito e in fondo nemmeno importa.

Non viene neanche rivelato se l’umanità ce la farà a sopravvivere, anche se il film si conclude con una nota di speranza (tra l’altro neanche prevista nel progetto originale).

Il film è ovviamente lontano anni luce dagli standard degli attuali film di fantascienza, basati per la maggior parte sugli effetti speciali, sull’ ambientazione, la fotografia e l’ azione. Già all’ epoca, anzi, il film si distinse proprio per la totale mancanza di effetti speciali, se non per i famosi “baccelli”, piuttosto semplici da realizzare.

Gli invasori non sparano, non hanno astronavi, non emettono raggi dagli occhi, ma sono assolutamente identici agli esseri umani.

Tutto il film è giocato sulla fuga, sull’ essere braccato, sull’ incertezza e il sospetto verso chi ci sta accanto (per questo qualcuno in anni passati volle vederci una metafora della paura dei comunisti e del macchartismo).

Purtroppo noi pubblico moderno siamo meno impressionabili rispetto ai nostri progenitori, quindi immagino che l’ effetto sia attenuato rispetto al pubblico degli anni ’50.
Visto con gli occhi di oggi però il film acquista, almeno per me, un grandissimo fascino, dato dall’ ambientazione, dalle automobili, dalla tecnologia, dai vestiti, ma anche dall’ atteggiamento dei personaggi, da una cortesia e un modo di relazionarsi ormai lontano da noi.

Mi colpiva un fatto: in questi giorni è uscito in Italia il primo numero di una miniserie della Marvel Comics intitolato “Secret Invasion”, in cui si scopre che una razza aliena mutaforma denominata Skrull da anni si è infiltrata nella società dei supereroi, sostituendosi agli individui originali, con lo scopo di facilitare l’ invasione del pianeta. Gli Skrull sono indistinguibili e non individuabili in nessun modo e chiunque al nostro fianco potrebbe essere uno Skrull.

Non suona stranamente familiare?