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martedì 15 febbraio 2011

The Walking Dead


Se un fumetto arrivato all’ ottavo volume, 48 episodi e più di mille pagine è ancora capace di incollarmi alle pagine e stupirmi, allora è un fumetto che va letto.
Nell’ introduzione Mauro Uzzeo, sceneggiatore fumettistico e televisivo, ha cercato di avvertirmi di non leggere questo ottavo volume, di non farmi male, di spiegarmi che in realtà quel volume io non avrei voluto leggerlo! Ma The Walking Dead crea dipendenza e la tentazione è stata troppo forte, così ho aperto il volume e come al solito non sono riuscito a staccarmi fino a che non sono arrivato all’ ultima pagina.
Alla fine ho chiuso il libro dicendo “non è possibile, non può averlo fatto”.


Robert Kirkman, l’ autore, non ha pietà per le sue creature.
Nelle sue storie non esistono supereroi, ma tutti sono uomini, assolutamente mortali; nessuno, davvero nessuno, è al sicuro. Mai.
Kirkman è capace di spiazzarti, di stupirti anche dopo 1000 pagine di una storia di zombie.
Anche se dire che The Walking Dead è una storia di zombie è come dire che l’ Amleto è una storia di fantasmi.

Del primo volume avevo già parlato qui, ma dopo 8 volumi penso di poter dire qualcosa di più.

The Walking Dead non è una storia DI zombie, ma è una storia CON gli zombie, che ha poco a che fare con il serial televisivo uscito poco tempo fa anche da noi.
The Walking Dead è una storia sulle persone, sull’ uomo e le sue debolezze, sulla volontà di sopravvivere e sui limiti che l’ uomo si deve dare se vuole rimanere tale.
Gli zombie sono la carestia,
sono il maremoto,
sono il terremoto,
sono la guerra
sono quella cosa che cancella il tuo ambiente, lo stravolge e ti costringe a tirare fuori tutte le tue capacità di adattamento per sopravvivere.
In un mondo senza più regole, senza certezze, con una minaccia incombente sempre fuori dalla finestra (se hai ancora una finestra), cosa sei disposto a fare o a non fare per sopravvivere?

Gli zombie sono morti che camminano il cui unico scopo è nutrirsi dei vivi.
Sono lenti, sono stupidi, ma resistenti e con quell’ unico obiettivo: mangiarti.

Come i pirati di Bennato però, tu sai cosa sono e sai cosa aspettarti. Non ti tradiranno, non fingeranno di essere qualcosa che non sono, non ti inganneranno, ma se potranno, ti uccideranno.

Dopo mille pagine di The Walking Dead, gli zombie sono rassicuranti.
Quelli che fanno paura sono gli uomini, capaci di vera crudeltà e cattiveria, per sopravvivere, per difendere chi amano, ma anche per avere sempre di più, per essere più sicuri, più ricchi, più sazi.

The Walking Dead fa paura perché in fondo è una storia su di noi, su quello che speriamo di non essere, ma non possiamo averne la certezza.

The Walking Dead è una bella storia, che bisogna leggere.


venerdì 22 ottobre 2010

Di Cultura e tavolini che ballano

Se mi si chiedesse una definizione esaustiva ed esauriente della parola “Cultura”, penso che avrei delle difficoltà a rispondere; quando però mi ci imbatto, penso di riuscire a riconoscerla.
Domenica sera sono stato a un incontro presso la libreria “Massena 28”, in via Massena a Torino (indovinate il numero civico).
L’ incontro era il momento conclusivo di un workshop di fumetto svoltosi sabato e domenica con Davide Toffolo.
Io ci sono andato con la speranza di uno sketch, ma purtroppo Davide ha solo salutato e poi è tornato a casa.
L’ incontro è continuato però con uno degli editori della BECCOGIALLO, casa editrice di fumetti specializzata in storie di “fumetto civile”, cioè basati su fatti e persone reali (Ustica, piazza Fontana, il massacro del Circeo, Martin Luther King, sono alcuni esempi).

Gli interventi, le persone intervenute, la libreria stessa erano intrise di voglia di fare e di sapere, di capire, di esprimere, di imparare. I contenuti dell ‘intervento sono troppo lunghi e complessi per affrontarli qui.
In questo contesto ci tengo a parlare della libreria.
Io non sono per forza contrario alla diffusione del libro nei centri commerciali o nelle grandi librerie tipo Feltrinelli, ma le piccole librerie hanno un fascino particolare e si possono permettere un approccio molto più personale.

Tre aspetti che mi hanno colpito:
- I libri sono tutti a prezzo pieno, niente 15% politico come nei supermercati. Unica eccezione, un’ offerta del 15% SOLO sui titoli dei piccoli e piccolissimi editori (il più conosciuto è la Marcos Y Marcos).

- Appesa al muro, di fronte alla porta, la lavagnetta nera, con i titoli dei libri consigliati scritti a mano con il gessetto

- Un tavolino che balla.


E cosa ci si mette sotto un tavolino che balla per farlo stare in piedi? Ovviamente un libro. Ma che in una libreria si usi un libro per una cosa del genere è una cosa strana.
Se però ci si avvicina e si guarda il libro usato, diventa tutto più chiaro!

lunedì 6 settembre 2010

Anno sabbatico


L’ altra settimana ho preso una decisione epocale.
Sono andato da Franci e le ho detto: “Ho deciso, per un anno non compro più fumetti”.
Lei ha sgranato gli occhi, incredula; in pochi secondi ho visto affacciarsi nella sua mente una serie di interrogativi inquietanti: “Cosa è questo essere che si è impadronito del corpo di mio marito? Si sta avvicinando la fine del mondo? Ma allora i miracoli esistono e davvero non bisogna perdere la speranza!”

In realtà ho deciso di non COMPRARE fumetti, ma non ho detto che smetterò di LEGGERLI!
Ho preso coscienza infatti di tutto quello che ho messo da parte e che devo ancora leggere e ho capito che non mi sarebbero bastati anni. Aggiungiamo poi che magari qualche storia sarebbe anche bello rileggersela e si capisce come l’ unica possibilità sia la pensione dal lavoro.

Gli appassionati di fumetti sono gente strana: amano la carta e il possedere libri eleganti e curati; sono disposti a ricomprare una storia che già possiedono se viene pubblicata in un’ edizione più bella e contenente allettanti extra (copertine e articoli inediti); comprano libri di autori che “non possono mancare” nella biblioteca di un appassionato, ma poi li accantonano in attesa di avere il tempo di leggere con calma. Sono spesso collezionisti e comprano decine di albi, pur di avere una collezione completa che non leggeranno forse mai. Sono felici di essere consapevoli di possedere una storia anche se non andranno mai a recuperarla, ma “intanto ce l’ho”.

Insomma, tra albi recuperati su ebay, alle fiere e sui forum, comprati e messi da parte per “leggerli con attenzione”, ordinati per avere uno sketch, acquistati in edicola a cadenza settimanale, sono arrivato ad avere almeno 600 pezzi da leggere (senza distinguere tra l’ albetto di poche pagine e il volume stile treccani).

Aggiungiamo poi che non riesco a risparmiare un euro da mesi e si capisce la mia decisione.
Voglio provare a finire gli albi comprati da poco per poi essere libero di andare in mansarda e scegliere tra i miei 9000 albi cosa leggere, senza altra spinta se non il puro piacere personale.

Ovviamente ho già dichiarato che ci saranno alcune eccezioni, albi singoli o comunque di poco prezzo-pagine che continuerò a prendere per vari motivi più o meno giustificabili (ad esempio Julia perché lo legge anche Franci).

Per dimostrare che non sono solo chiacchiere, sono già andato in fumetteria e ho sospeso tutti gli abbonamenti.

Purtroppo non ho fatto in tempo a smettere che già cominciano le tentazioni: nuovi albi, anteprime, sconti mi circondano.

Ma resisterò! Come con la dieta, il periodo peggiore è l’ inizio, i primi giorni in cui si sente maggiormente il bisogno di cibo: basta resistere all’ inizio e poi è tutta discesa…

…infatti sto ingrassando…

mercoledì 25 agosto 2010

Sono tornato

Sono tornato ieri dalle vacanze. Ho lasciato Franci e Leo al mare e ora mi riposo 4 giorni da solo in città! Sono state 3 settimane piuttosto "normali": nessun viaggio in posti esotici, nessun museo, mostra o evento da raccontare; 3 settimane di vita di mare e tante mangiate.
Contrariamente a quanto pensavo, sono riuscito a leggere parecchio, anche se purtroppo mi ero portato dietro poco: ho quindi svaligiato l' edicola (non che la cosa mi sia dispiaciuta).

Visto il numero, non mi metterò a scrivere recensioni di ogni albo, ma mi limiterò a un voto e qualche commento.

Ecco le mie letture estive per quanto riguarda i fumetti:



Nathan Never 230: Leo è rimasto affascinato dalle illustrazioni di astronavi e pianeti. Storia molto piacevole, di pura fantascienza.
Voto: 7,5



Nathan Never 231: 5 racconti legati da una storia che fa da filo conduttore. Un esperimento interessante, ma che risente della brevità dei racconti e dai disegni non sempre all' altezza.
Disegnatore preferito: Ivan Calcaterra.
Voto: 6,5



Raccontino inedito che inaugura la collana Diabolik - Gli anni d' oro. E' un divertimento degli autori, non certo molto significativo, che si fa notare per i disegni ottimi di Palumbo e per l' ironia della storia in sè (con Diabolik che vuole rubare le sue storie a fumetti!).
Voto: 6,5



Diabolik - Gli anni d' oro 1: primo numero della collana. L' edizione è molto curata anche se ho trovato le rubriche di approfondimento un po' superficiali. Ho sentito opinioni discodanti sull' uso del colore, ma a me non è dispiaciuto.
Voto: 7


Diabolik R 590
Voto: 6,5


Lilith 4
Voto: 8


70 anni di Marvel: raccolta di storie ambientate nella golden age. Alcune molto belle (la migliore quella sui giovani alleati).
Voto: 7,5

Wolverine Noir: secondo me il volume peggiore di questa collana.
Voto: 6



For Fans Only: Vendicatori - Gli eroi più potenti della Terra.
Storia interessante ma per veri fan dei Vendicatori. Io l' ho trovata un po' "legnosa".
Voto: 6,5


Martin Mystere 310: come spesso succede sono più interessanti le notizie storiche e le rubriche della storia vera e propria.
Voto: 5,5


Cassidy 4: questa serie non mi ispirava per niente, Ruju, lo scrittore, su altre testate non mi piace proprio, ma questi primi 4 numeri, pur non essendo particolarmente originali, mi sono piaciuti; un buon intrattenimento che fa venir voglia di continuare.
Voto: 7


Dylan Dog color fest 5: come ogni raccolta di racconti brevi, alcuni sono meglio di altri. Ci sono state comunque delle chicche piacevoli. Miglior disegnatore Frisenda. A me questi albi comunque piacciono e li leggo sempre volentieri.
Voto: 7,5


Tex 598: storia che si lascia leggere ma delusione per i disegni di Seijas, che adoravo su opere come Helena.
Voto: 6,5


Valter Buio 6: una delle serie che seguo con più piacere in questo periodo. Mi sta proprio piacendo anche se non sempre i disegni sono eccellenti.
Voto: 8


Ecco invece le mie letture di narrativa. Rimanderò a futuri post delle recensioni più approfondite:




Ho finito il libro di Stefano e mi ha divertito un sacco. Alla fine mi aveva catturato e dovevo assolutamente sapere come sarebbe finito. Il finale aperto lascia molti interrogativi per un futuro seguito che spero uscirà...altrimenti me lo faccio raccontare!




Non sapendo più cosa leggere, ho iniziato questo libro di Franci ed è stata una vera scoperta! Mi è piaciuto molto e trovo che Stefania Bertola scriva davvero bene! Non sarà l' ultimo libro che leggerò di questa autrice.


Uff... finito!

lunedì 28 giugno 2010

P-HPC


P-HPC di Ausonia è un fumetto che fa male.
Se siete tristi, o depressi, o in generale poco ottimisti o negativi, lasciate perdere.
Se in un fumetto cercate evasione, tanti baloon e onomatopee, BOOM ZACK KA-POW, superfusti ipertiroidei o eroine sexy, cambiate lettura.

Se invece il fumetto per voi è una forma di espressione e cercate qualcosa che entri in comunicazione con voi, che vi faccia pensare e che non per forza vi debba piacere, ma sicuramente non lasciare indifferenti, allora le opere di Ausonia sono una buona scelta.

Non so se lui sarebbe contento di questa definizione, ma per me Ausonia è veramente un "artista", parola che per me sta a significare una persona con una sensibilità e una visione del mondo diverse e che danno origine a un processo creativo, in cui si esprimono e nel quale trovano completamento. (Provate a dare un' occhiata al suo blog).

La forma visiva si esprime nella commistione originale di foto più o meno elaborate e di disegni, nella scelta di non usare i baloon, ma un lettering scritto a computer con un carattere freddo e artificiale, anche quando a parlare sono i protagonisti della storia, con le loro emozioni e i loro pensieri.

Quello che però fa male è il senso di oppressione e di inevitabilità, di non poter tornare indietro dalle proprie scelte, la sensazione di stare rinunciando a qualcosa di importante, di vitale, per sempre.

In un futuro prossimo, o meglio in un presente molto tecnicizzato, il Post Human Processing Center è un centro a cui le persone, volontariamente, possono rivolgersi, per trovare una loro collocazione nella società, nel processo produttivo, al prezzo, “semplicemente”, della propria umanità.

Chi sceglie di andare al P-HPC attraverso una serie di operazioni si vedrà privare non solo del proprio corpo, ma anche dei propri ricordi, dei propri pensieri, finchè la cosa importante non sarà più pensare ma solo agire e diventerà una macchina a tutti gli effetti.

Questa disumanizzazione sarebbe terribile già di per sé, ma la consapevolezza che sia volontaria la rende, per me, insopportabile.

Ma P-HPC è anche una storia d’ amore, forse di un amore non corrisposto o non corrisposto nello stesso modo, che porta Uto a perdere tutto per ritrovare la sua Sarah.

E’ dalle sue parole che possiamo vivere il processo graduale di trasformazione da uomo a macchina, un processo “educato”, analitico, raccontato in maniera pacata, senza attacchi violenti, senza rabbia, senza termini volgari o immagini raccapriccianti. Tutto il terrore, il dolore, la disperazione, la violenza è lasciato alla sensibilità del lettore e in questo modo si innesca un processo di identificazione che amplifica ancora di più le emozioni; per assurdo, più le sensazioni del protagonista diventano fredde e impersonali, più quelle del lettore si accentuano e si acutizzano.

Non mi vergogno a dire che quando riaprivo il volume da una pausa dalla lettura, provavo un profondo senso di tristezza, per il mondo in cui stavo per entrare.

P-HPC è un libro da leggere, che sicuramente non piacerà a tutti (a me è piaciuto un sacco, per quello che vale), che potrà rattristare, innervosire, esaltare o deprimere, ma sicuramente non lasciare indifferenti.

Sinceramente, ad un libro, io non posso chiedere molto di più.

martedì 22 giugno 2010

Finito!

E' arrivata anche la sovracopertina del mio volume rilegato! Ora è proprio finito!
Finalmente ho trovato un tipografo in gamba (Daniele) che ha capito cosa mi serviva e si è procurato della carta spessa ma non troppo e abbastanza lucida da dare un bell' aspetto al volume.
Sono soddisfattissimo!




Prometto che per il prossimo post cambio argomento!

lunedì 21 giugno 2010

Lavori in corso - 2


Una domenica di lavoro intenso!

giovedì 17 giugno 2010

Uomo Faber


Un volume di cui avrei voluto parlare tempo fa è UOMO FABER, un libro-omaggio a fumetti su Fabrizio de Andrè, scritto da Lorenzo Calzia e disegnato da Ivo Milazzo.

Da ammiratore e appassionato delle canzoni di De Andrè, ma anche dell’ opera di Ivo Milazzo, non potevo lasciarmi sfuggire questo volume.
Devo dire però che ho cominciato la lettura con un misto di eccitazione e titubanza, in quanto ero piuttosto critico su come si potesse racchiudere l’ opera di un autore come Fabrizio De Andrè in meno di cento pagine di fumetto.

Devo ammettere che terminata la prima lettura, sono rimasto un po’ dubbioso, spiazzato in quanto il volume finisce in fretta, forse troppo e la mancanza, voluta, di cenni biografici lascia un po’ interdetti.
E’ stata necessaria una seconda lettura per capire che quella intrapresa dagli autori era
l’ unica strada possibile: evitare una narrazione cronologica e biografica, cercando invece di evocare e omaggiare le canzoni, i personaggi, i luoghi che popolano le canzoni di De Andrè.
La storia parte quindi da un evento reale, una visita di Fabrizio alla vecchia casa di villeggiatura della sua infanzia in provincia di Asti, per raccontare in poche parole alcuni lati dell’ uomo Fabrizio de Andrè (il suo amore per la campagna, la Sardegna, la sua infanzia, la sua famiglia); poi con la scusa di un sogno, la storia prende una direzione diversa, espressa bene da un cambio radicale nell’ illustrazione che passa dal colore al bianco e nero. In questa parte, l’ ordine cronologico degli eventi non ha più importanza, ma diventano protagonisti gli abitanti dei carruggi, le visioni che si accavallano e che richiamano immediatamente le canzoni di Faber (Fiume Sand Creek, Princesa, ecc…).

E’ questa la parte forse più importante, più sentita del volume.

Il finale ci riporta al livello reale, con un accenno importante però al rapporto di Fabrizio con suo padre, che ne lascia intuire l’ importanza e che forse avrebbe meritato qualche pagina in più.

Sul lato disegni, Ivo Milazzo si conferma un grande professionista, che però ho apprezzato molto di più nella parte in bianco e nero piuttosto che in quella a colori, in cui le tonalità sono troppo contrastate e pesanti; inoltre non tutte le vignette sembrano curate nello stesso modo, con i volti di Fabrizio non sempre disegnati apparentemente con la stessa cura. In alcune vignette però traspare la bravura del maestro Milazzo, come nel volto di Dori Ghezzi che guarda Fabrizio parlare di suo padre: i pochi segni che disegnano gli occhi sono in grado di esprimere da soli quello che io potrei provare a raccontare in una pagina scritta, ma con meno efficacia.

In conclusione un bel volume, curato, che forse non aggiunge nulla a tutto ciò che è già stato scritto su De Andrè, che non svela aspetti sconosciuti o inediti né dell’ uomo né dell’ opera, ma che è un bell’ omaggio, sentito, fatto con amore e rispetto per uno dei più grandi autori della nostra storia.

venerdì 11 giugno 2010

Il mio primo volume

Qualche mese fa avevo raccontato di quegli appassionati di fumetti, che rilegano le loro storie preferite in volumi cartonati personalizzati.

Alla fine l' ho fatto anch'io! Quello che vedete qui sotto è il primo volume realizzato da me (ovviamente fatto rilegare da una legatoria professionista).

L' interno si presenta così:


L' idea di raccogliere delle storie e realizzarne un volume completamente a mio gusto, mi esaltava troppo e non ho resistito. E' stato un lavoro molto divertente anche se ho dovuto superare alcune difficoltà.

Il primo passo è stato capire cosa mi interessava raccogliere. La scelta è caduta su Devil, il mio personaggio Marvel preferito, e le storie scelte sono state Daredevil 234-249. Ho scelto questo ciclo perchè difficilmente verrà mai ristampato in volume, sono storie che non ricordo assolutamente e perchè si collocano esattamente tra due cicli ben definiti e che potrebbero finire in eventuali altri volumi.

er capire quali albi mi servivano tra le migliaia pubblicati ho consultato il sito Archivio Italia Marvel una vera e propria bibbia per i fan Marvel italiani, che Dio li benedica!

Ho recuperato tutti gli albi che contenevano quelle storie, comprandoli usati al minor prezzo possibile (l' idea di distruggere gli albi in collezione era insopportabile!).

Poi ho preso gli albi, li ho smontati e ho tagliato tutte le pagine, mettendo da parte solo le storie di Devil.

Come dice J.Garrich di Comicus, dopo anni passati a imbustare e conservare i fumetti in maniera maniacale perchè non si rovinassero, poterli distruggere è stata un' esperienza liberatoria!

Nel frattempo sono andato alla ricerca di una legatoria che nel 2010 rilegasse ancora dei libri per un privato. Ho trovato la Bottega Fagnola che ha lavorato molto bene, anche se mi ha fatto aspettare parecchio.

Come sa chi mi conosce sono un perfezionista: potevo sopportare che il mio volume avesse delle pagine che non c'entravano con le altre? Negli albi da edicola infatti può capitare che ad esempio, l' ultima pagina di una storia abbia sul retro la pagina della posta, o della pubblicità o l' inizio della storia successiva. Così ho scansionato quello che mi interessava e l'ho "rimontato" a mio gusto (ad esempio inserendo una copertina)
Poi ho creato un frontespizio
e un sommario delle storie contenute
ho stampato il tutto e ho portato il mio bel malloppo in legatoria.

Ho dovuto aspettare circa un mese (anche perchè c'è stato un piccolo incidente di percorso) ma alla fine ho avuto il mio volume tra le mani.

Ora manca solo la sovracopertina che è stata disegnata dal gentilissimo J. Garrich, che ringrazio pubblicamente. Ora devo cercare qualcuno che me la stampi nel formato corretto su una carta che renda.
Sembra assurdo e mi rendo conto sia una cosa assolutamente irrazionale, ma leggere questo volume, realizzato da me, mi dà una soddisfazione incredibile; questo lavoro mi ha dato la possibilità di rileggere storie che probabilmente non avrei mai ripreso (difficilmente sarei andato a recuperare 15 albi imbustati, aprendoli e leggendoli uno per uno).

Inoltre è stata una soddisfazione proprio il pensare a un progetto e portarlo alla realizzazione.

...ci credete che ho già accumulato il materiale per i prossimi 3 volumi?





mercoledì 5 maggio 2010

Iron Man 2


Venerdì sera, appuntamento per il filmone fumettoso dell' anno. Da fan dei fumetti Marvel vado sempre a vedere questi film con un misto di eccitazione e scetticismo, sperando di vedere trasposto "nella realtà" la versione più fedele possibile delle storie che leggo, ma senza aspettarmi mai troppo, essendo rimasto deluso già troppe volte.

Iron Man 2 è uno di quei film da andare a vedere senza aspettarsi troppo dai contenuti e dalla storia: è un film fatto molto bene, divertente e ben realizzato, con la consapevolezza di essere un film di supereroi, senza preoccuparsi di contenuti profondi ed esistenziali.
Ti coinvolge, ti diverte e ti fa passare serenamente un paio d' ore.

Robert Downey Jr. si riconferma come azzeccatissimo per il ruolo di Tony Stark: egocentrico, spavaldo, affascinante, pieno di sè, ma anche ironico, geniale e a tratti nichilista. Forse fosse stato un 15 cm. più alto e un po' più prestante sarebbe stato perfetto.

Ottimi anche Gwyneth Paltrow e Samuel Jackson, che torna nei panni di Nick Fury.

Grande delusione per Scarlett Johansson, nei panni della vedova nera. Per quel poco che compare, recita bene, ma risulta ben poco credibile nei panni di una bellissima super spia sovietica. Scarlett Johannson è sicuramente bellissima nel film, ma manca il fisic du role, per rendere credibili le poche scene di lotta. Metto qualche immagine dai fumetti giusto per rendere l' idea.



Ero molto scettico riguardo al villain, cioè "Whiplash", un cattivone che lotta con delle "Fruste energetiche". Detta così pare ridicolo anche a me, che di personaggi assurdi ne ho visti parecchi.
In realtà nel film risulta assolutamente credibile, merito di uno "splendido" Mickey Rourke, le cui battute di copione ormai si contano sulle dita di una mano, ma che ha la giusta faccia, da apparire pauroso, pazzo e pericolosissimo. La scena a Montecarlo, che rischiava di essere ridicola, risulta invece quasi drammatica, per la gratuità della violenza dell' attacco.
Whiplash risulta così un avversario più credibile e migliore di quello del primo film.


In sostanza Iron Man 2 è un sequel che non fa rimpiangere il primo film, che diverte e intrattiene piacevolmente pur non potendo più contare sull' originalità di molti elementi: un film che non deluderà gli appassionati di fumetti, semprechè non ricerchino una fedeltà assoluta alle vicende delle storie disegnate.

Dimenticavo, se andate a vederlo, come è ormai consuetudine, aspettate la fine dei titoli di coda per gustarvi la scena finale che annuncia il prossimo film Marvel.

mercoledì 3 marzo 2010

La Treccani a fumetti

Il bello di internet è che per qualsiasi sciocchezza, hobby, mania o vizio ti venga in mente, puoi trovare un forum frequentato da gente con la tua stessa passione ma amplificata e pportata al massimo.
Sul forum di Comicus ho scoperto che c'è qualcuno che ha la passione di rilegare le storie a fumetti in volumi di pregio anche se dall' aspetto piuttosto austero, magari abbelliti da delle sovracopertine.
L' idea ha subito solleticato la mia mania di raccogliere e archiviare le cose e così mi ci sono buttato e al momento sto cercando una copia doppia di alcuni albi per provare a fare un volume anch'io (non esiste che sacrifichi i miei albi in collezione).
Ho cercato gli albi, ho cominciato a dividere le pagine, ho preso contatti con una legatoria e fatto fare preventivi; ho cominciato a pensare all' aspetto estetico e redazionale (copertine, indice, ecc...). Purtroppo il tempo è sempre poco e devo sbrigarmi prima che l' entusiasmo cali.
Pensavo erroneamente, come spesso succede, che fossimo noi 4 pazzi a fare qualcosa del genere; invece il mondo anglosassone e internet mi ha stupito di nuovo.Ho scoperto che esiste un forum dedicato esclusivamente a chi raccoglie gli albi a fumetti, che in America sono degli albettini di 30 pagine, sottili sottili e con una copertina che si stropiccia solo a guardarla.
Ci sono foto spettacolari: intere librerie di volumi in pelle, che sembrano la Treccani e invece sono la raccolta di Conan, copertine serigrafate e frontespizi a colori.
Migliaia e migliaia di pagine rilegate e archiviate.
Il forum lo trovate qui , ma allego qualche foto per i più pigri.
























giovedì 28 gennaio 2010

Rughe


Ho letto con molto ritardo rispetto alla data d’ uscita (settembre 2008) il libro a fumetti “Rughe” dello spagnolo Paco Roca.

Si tratta di un libro molto, molto bello, vincitore di diversi premi internazionali del fumetto e persino adottato dall’ AIMA, l’ Associazione Italiana Malattia di Alzheimer; sì perché il libro di Paco Roca parla della vecchiaia e in particolare di quella patologia denominata appunto Malattia di Alzheimer.

Detta così, scoraggerebbe quasi chiunque dall’ affrontarne la lettura; invece il libro è bellissimo, velato di un umorismo e una leggerezza che fanno scorrere via le pagine, lasciandoti un senso di malinconia e di tenerezza, più che di tristezza.

Come scrive lui stesso nella postfazione al libro, Paco Roca ha raccolto aneddoti e testimonianze reali, da amici e conoscenti e come spesso succede, la realtà supera la fantasia; così troviamo un gruppo di anziani, spesso quasi assurdi e ridicoli nelle loro manie (la vecchina che ha paura di essere rapita dagli alieni, il vecchietto che ricorda la gara di atletica vinta da ragazzo e gira sempre con la medaglia al collo e quello che ripete sempre quello che sente), ma assolutamente realistici e emozionanti nei loro sentimenti più veri (tocca il cuore la storia di “Imbroglione”).

Ogni personaggio ha una piccola mania, una caratteristica, una storia che lo caratterizza e in cui tutti noi possiamo ritrovare qualcuno che conosciamo, con momenti davvero divertenti come la serata del bingo e la sessione di ginnastica.

“Rughe” però è anche una storia di amicizia, tra Emilio e Michele, e della loro lotta inutile e ingenua contro una malattia che non lascia scampo e di cui l’ ammalato è consapevole (è questa forse la cosa più triste).

I disegni sono in uno stile più cartoonesco che realistico, cosa che contribuisce a rendere la storia leggera, senza perdere però di efficacia nel tratteggiare le espressioni con cui recitano i personaggi (il sorriso di Modesto appena accennato da una riga della bocca solo un po’ più inclinata è assolutamente perfetto).

Ho letto il libro in mezz’ ora.
Poi l’ ho chiuso.
Il giorno dopo l’ho riletto da capo e ho cominciato a consigliarlo ad amici e parenti.

Se volete ve lo presto.

martedì 15 settembre 2009

Quando la finanza uccide la Morte e anche Dio

Chi non è un appassionato di fumetti probabilmente non conosce John Doe.

John Doe era il direttore della trapassati Inc., alle dirette dipendenze della Morte (che in questo caso non è uno scheletro con la falce, ma una mora tutta curve) e si occupava di far sì che ognuno morisse nel momento e nel luogo prestabilito. Poi però qualcosa va storto, John Doe scappa finchè, dopo aver sconfitto i cavalieri dell’ Apocalisse (Fame, Guerra e Pestilenza), si scontra con Morte, la sconfigge, e diventa lui stesso la Morte incarnata.
Come se non bastasse la vecchia Morte rimane incinta di lui e gli dà un figlio immortale, che allevato nell’ odio del padre, lo uccide. Se uccidi la morte, vivi per sempre e così nel nuovo mondo nessuno può più morire.
Poi però John Doe ritorna, sconfigge il figlio e insieme a lui decide di prendersela con il vero burattinaio di tutto, cioè Dio in persona, un arzillo vecchietto con ciabatte e camicia hawaiana.
Lo trovano e lo uccidono.
Così John Doe diventa il nuovo Dio, con il compito di ricreare il mondo come vuole, ma senza sapere come fare e purtroppo non sapremo mai come sarebbe stato.

Un divertentissimo delirio durato 76 mesi (finora), condito da pantaloni a zampa di elefante, di vecchi videogiochi Atari, di spade giapponesi, dei film di Tarantino, di belle donne e veri bastardi.

John Doe doveva essere un fumetto di Bartoli e Recchioni, strutturato in 4 stagioni da 24 numeri come i telefilm americani e che aveva appena cominciato il suo ultimo ciclo.

John Doe era un bel fumetto, che compravo e leggevo appena usciva in edicola, che mi ha sempre divertito e mai annoiato, pur con i suoi inevitabili alti e bassi.

John Doe era un fumetto pubblicato dall’ Eura editoriale, che però a un certo punto cambia proprietario, che non conosce il mercato del fumetto (a quanto si dice) e che decide che, anche se le vendite vanno abbastanza bene e la testata è in attivo, John Doe non guadagna abbastanza quindi decide di chiudere la testata, a meno di due anni dalla conclusione, fregandosene di quelle migliaia di lettori che ogni mese gli davano 2,70€ per seguire John Doe nelle sue avventure.

John Doe è un fumetto che non saprò mai come sarebbe andato a finire, un fumetto fatto con passione, che mi viene tolto da logiche di mercato che faccio fatica a capire.

John Doe è Blade Runner senza lacrime nella pioggia, è un giallo di Agatha Christie senza Poirot che svela il colpevole, è Hotel California senza assolo.

Non è tristissimo tutto ciò?

So long, John Doe!

venerdì 15 maggio 2009

Piove

Oggi scende l’ acqua dal cielo (come dico a Leonardo): non avevamo fatto in tempo ad abituarci al primo caldo, che piove di nuovo.
Latito sul blog; ogni tanto penso che vorrei scriverci ogni giorno poche righe come un diario; altre volte sono convinto di scrivere solo banalità, che potrei risparmiarmi.

Stamattina ho prenotato il passpartout per incorniciare la tavola di Gipi, acquistata a Torino comics: non vedo l’ ora di appenderla!
Ho letto l’ ultima storiellina breve di questo autore intitolata “il Cacciatore di cuori”, pubblicata sul primo numero di una nuova rivista “ANIMAls”.
Mi stupisce sempre come Gipi riesca a dare spessore, quasi poesia, anche ad una storiellina di due paginette dove succede poco o nulla, a livello di azione.
Quando finisco di leggere le storie di Gipi mi rimane la sensazione di aver letto qualcosa di spessore, qualcosa che lascia un segno, anche minimo, che non puoi semplicemente dimenticare e buttare via.

E’ davvero un grande autore.

Il resto della rivista devo ancora leggerla e rimando quindi il mio commento.

Finisco con una nota doverosa, che ho promesso di scrivere a Tony, Gianni e Massi;
un paio di settimane fa ci siamo ritrovati per una delle nostre solite partitine di poker, senza sapere che stavamo per assistere a un evento storico: Gianni ha perso e Tony ha finito in positivo. Una cosa del genere non accadeva dall’ ultimo allineamento dei pianeti della nostra Galassia!


Apro l’ ombrello e continuo la mia giornata.