martedì 30 settembre 2008
Siamo Famosi!
Sono contentissimo e molto fiero perchè sul giornale gratuito City è apparso un articolo sulla rassegna di teatro amatoriale "La stagione del Giglio" organizzata dall' Associazione di teatro amatoriale Piccola Compagnia del Giglio, di cui mi vanto di far parte.
Della rassegna parlerò in un prossimo post.
Per ora mi limito a segnalarvi i link per leggere l' articolo:
http://www.city.corriere.it/2008/09/30/torino/agenda-eventi/il-teatro-amatoriale-protagonista-all-esedra-10215627523.shtml
Oppure potete scaricarvi il giornale in .pdf. L' articolo è a pagina 19 (di fianco a Vasco Rossi!!):
http://city.corriere.it/pdf/torino_20080930.pdf
Se vi va, andate a sbirciare anche il sito dell' Associazione.
Trovate il link a fianco.
Dopo Moncalieri Comics

Come avevo detto sabato e domenica sono stato a Moncalieri Comics.
Sabato ho girato la mostra-mercato, che detta così sembra una cosa enorme ma che in realtà si esauriva in una dozzina di banchi (di cui uno delle poste, uno della Croce Rossa e una per il materiale promozionale della manifestazione).
La mossa vincente secondo me è stato montare i banchi all’ interno del complesso commerciale, senza ovviamente far pagare un biglietto.
In questo modo il pomeriggio è stato piacevole non solo per me che spulciavo i Dylan Dog e i John Doe, ma anche per Francesca, Sara e Andrea che giravano per negozi e per i bimbi che correvano e giocavano.
Forse non una grande mostra mercato, ma valorizzata e promossa bene e con il giusto approccio (secondo me) per una manifestazione agli inizi e di conseguenza molto piccola.
Domenica invece ho partecipato con Fabrizio a un incontro con i disegnatori Fabio Civitelli (Tex) e Sergio Zaniboni (Tex, Diabolik), all’ interno della libreria “La moderna”, sempre al 45° parallelo.
L’ incontro è stato piacevole, con un Civitelli generoso di aneddoti e anticipazioni e uno Zaniboni simpatico anche se di poche parole, da bravo piemontese doc.
Quello che ho notato è stato un certo contrasto tra il luogo dell’ incontro, un po’ improvvisato e poco adatto, con poche sedie davanti a una scrivania, circoscritte da corde elastiche, e la professionalità e serietà dell’ incontro, introdotto e condotto con il giusto misto di passione e rigore dal moderatore.
Forse sarebbe stata necessario un luogo più consono a un incontro del genere, come un salone, un teatro, una sala riunioni, ma non un negozio che alla fine ha dovuto chiudere, mandando a casa qualche persona del pubblico a mani vuote, nonostante il numero abbastanza esiguo degli intervenuti.
Alla fine, infatti, Civitelli ha distribuito una copia di una sua illustrazione inedita (copie finite abbastanza in fretta) e Zaniboni si è concesso per dei piccoli schizzi, finchè il negozio non ha dovuto chiudere.
So che dopo cena i disegnatori sarebbero dovuti tornare a un gazebo, per qualche disegno e due chiacchiere. Ero tentato di tornare, ma ho preferito tornare a casa.
In conclusione una manifestazione piacevole e come prevedevo familiare, forse un po’ troppo piccola; probabilmente era possibile coinvolgere qualche commerciante in più.
Inoltre, contrariamente a quanto avevo scritto inizialmente, il dividere le varie iniziative in posti diversi, se da un lato ha valorizzato la città di Moncalieri, di contro ha dato un’ impressione un po’ dispersiva dell’ evento.
Sinceramente spero che la manifestazione si ripeta e cresca, anche per creare un’alternativa a una Torino Comics un po’ in declino.
Appena posso pubblico lo sketch di Zaniboni e la tavola di Civitelli!
venerdì 26 settembre 2008
Moncalieri comics

Parte quest’anno una nuova manifestazione dedicata alle nuvole disegnate, vale a dire la prima edizione di Moncalieri Comics.
Finalmente una manifestazione dedicata ai fumetti dove non devo fare dei chilometri per parteciparvi (escludendo l’ appuntamento annuale con Torino Comics, piuttosto deludente nell’ ultima edizione).
Moncalieri comics parte un po’ in sordina e come tutte le manifestazioni nuove non mi aspetto di trovare una grande affluenza sia di pubblico che di espositori, anzi probabilmente i commercianti che parteciperanno, li conoscerò già tutti.
Se quindi non spero di trovare chissà quale chicca collezionistica, mi aspetto un’ atmosfera familiare e accogliente.
La cosa però che mi ha piacevolmente colpito, è la presenza di almeno una decina di autori bonelli, un numero notevole per una manifestazione così piccola. Se infatti non sono stati invitati autori internazionali, sono stati comunque coinvolti autori che non è così frequente incontrare (Sergio Zaniboni e Laura Zuccheri su tutti).
Molto simpatica inoltre (almeno sulla carta) è la formula dell’ incontro con aperitivo: gli incontri con gli autori infatti avvengono in orario preserale (18,30 o 20,00) presso trattorie o locali, cosa che contribuisce al clima informale e familiare che secondo me ben si adatta al mondo del fumetto. Purtroppo la scarsa capienza dei posti, credo, ha costretto gli organizzatori alla prenotazione obbligatoria. Penso quindi che sia meglio approfittarne finchè la manifestazione non è ancora così conosciuta e frequentata!
Per tutte le informazioni su incontri, mostre e orari è consultabile il sito http://www.moncaliericomics.com/
Non mi resta quindi che sperare nel bel tempo per passare un pomeriggio tra bancherelle e fumetti.
Lunedì vi racconto!
mercoledì 24 settembre 2008
Rieccomi qui
Quest’anno sono stato in ferie un mese (forse è dal liceo che non mi succedeva).
Dopo una prima settimana allucinante in cui io e Francesca abbiamo raggiunto i 40° di febbre (e con 36° di temperatura esterna non è uno scherzo), il resto del mese è trascorso serenamente. Vedere Leo al mare è stato un vero spasso!
Passata l’euforia estiva, sono tornato mestamente al lavoro e come se niente fosse è passato quasi tutto settembre.
E’ incredibile come la routine, la pigrizia, il tran tran quotidiano ti avvolga e ti trascini in un vortice di assoluta apatia.
SCUOTITI! SCUOTITI! SCUOTITI!…
…
…
…
OK! Ci sono.
Si riparte.
giovedì 24 luglio 2008
L' Uomo invisibile
L’ altro giorno stavo guardando una puntata di Heroes, un telefilm americano, dichiaratamente ispirato ai fumetti di supereroi, in cui alcuni individui si accorgono loro malgrado di avere alcune particolari capacità sovrumane.Alla fine della puntata compare un nuovo personaggio, che ha il dono dell’ invisibilità.

Fin dal romanzo di H.G. Wells, la figura dell’ uomo invisibile è stata utilizzata in molte opere di fantasia più o meno realistiche.
Come credo tutti i lettori di fumetti di supereroi, anche a me è successo di pensare a come sarebbe poter diventare invisibile.
Benché la cosa abbia indubbiamente dei vantaggi (poter entrare nello spogliatoio femminile senza essere visto ad esempio), gestire l’ invisibilità, anche in un’opera di fantasia comporta delle difficoltà non indifferenti, anche se non immediatamente evidenti, se si vuole mantenere un minimo di realismo.
Innanzitutto bisogna capire cosa vuol dire essere invisibili: il personaggio è invisibile per delle caratteristiche proprie o semplicemente non può essere visto dagli altri? E in questo caso, come mai?
In Dylan Dog, ad esempio, questa possibilità è stata utilizzata ed estremizzata più volte: i reietti, i “rifiuti” della società vengono esclusi ed ignorati a un punto tale da diventare realmente invisibili.Questa possibilità dà molti meno problemi di gestione, ma anche molti meno spunti narrativi (se un barbone entrasse nello spogliatoio femminile di cui sopra, realisticamente verrebbe visto!).
Ipotizziamo, invece, che il personaggio abbia delle caratteristiche fisiche particolari per cui le altre persone non sono fisicamente in grado di vederlo. Se si volesse cercare una motivazione scientifica per quanto fantastica, bisognerebbe coinvolgere le teorie dell’ ottica e della fisica. Probabilmente avremmo un corpo che non riflette la luce (di conseguenza non viene rilevato da occhi esterni), ma ne viene attraversato. Se fosse così il nostro eroe probabilmente sarebbe cieco, in quanto i suoi occhi non rifletterebbero la luce.
Lasciando perdere però le giustificazioni fisiche che potrebbero essere confutate in poco tempo (la luce in realtà viene riflessa in modo particolare su lunghezze d’ onda non rilevabili), ci sono altri aspetti da considerare:
il nostro uomo invisibile è visibile a se stesso? Riesce a vedere le proprie mani?
Spesso si è vista l’ immagine dell’ uomo invisibile allo specchio che non vede la propria immagine, ma quindi qualsiasi parte del suo corpo dovrebbe essere invisibile anche a se stesso. Se poi tutto il suo corpo è invisibile, lo sono anche le sue viscere? Se si taglia, il suo sangue è invisibile o lo è solo la pelle? Se fossero invisibili anche i suoi organi interni, dovrebbe davvero sperare di stare sempre bene e di non ferirsi mai, altrimenti nessun medico riuscirebbe a curarlo; e in questo caso, sarebbe rilevabile alle radiografie e alle ecografie?Inoltre, l’ uomo invisibile rende non visibile anche ciò con cui entra in contatto? In caso contrario dovrebbe girare nudo per non essere visto (infatti H.G. Wells faceva bendare il viso al suo personaggio). Inoltre tutto ciò che afferrerebbe, agli occhi esterni sembrerebbe levitare nell’ aria.
Ci sarebbe poi da capire se invisibile vuol dire trasparente. In caso contrario avremmo degli spazi non visibili, dei buchi di nulla non spiegabili, ma che verrebbero sicuramente notati.
Infine, è necessario decidere se il nostro personaggio può diventare invisibile a piacimento o se la sua è una condizione permanente. Questo secondo caso comporterebbe delle conseguenze devastanti.
Io vedo l’ uomo perennemente invisibile come un uomo destinato all’ annientamento, o almeno alla disperazione o all’ eremitaggio. Forse oggi riuscirebbe a sopravvivere grazie a internet e alla spesa per corrispondenza. Potrebbe virtualmente comprare qualsiasi cosa senza entrare in contatto con nessuno (cosa impossibile 10 anni fa) e sarebbe un ladro quasi imprendibile, quindi con la possibilità di avere praticamente qualsiasi cosa (escludendo le implicazioni morali).; ma sarebbe un uomo solo, un uomo privato di ogni contatto umano, destinato alla solitudine. E’ difficile per tutti noi anche solo ammettere l’ esistenza di ciò che non vediamo, figuriamoci provare dei sentimenti!Ho cominciato a ragionare su tutto questo da quando ho trovato questa pietra. Sono passati alcuni giorni e ormai non vedo più le mie mani e le mie braccia, ma ancora riesco a scrivere; vedo, o meglio, non vedo, i tasti che tocco. Non so fino a quando riuscirete a vedere qualcosa di me.
Chiudete gli occhi e potrete sentirmi.
NON guardatevi alle spalle: io sarò lì.
martedì 22 luglio 2008
Che ore sono?

Ultimamente latito un po’ sul blog, purtroppo il tempo sembra sempre meno.
Oggi sono arrivato con un minuto di ritardo al lavoro; ogni tanto succede.
Un minuto.
60 secondi che qualcuno conteggerà, monetizzerà e mi addebiterà in busta paga.
60 secondi.
A pensarci pare incredibile il valore e il peso che in questo caso viene dato a una manciata di secondi.
C’è una persona (o più probabilmente un sistema creato apposta) a cui non importerà nulla di come ho lavorato negli altri 27420 secondi della giornata; la cosa importante sarà che non ho trascorso quei 60 secondi sul posto di lavoro.
Più ci penso e più mi sembra un paradosso… e non solo il mio caso, molto banale e comune; se ci si pensa un attimo, nella nostra società il tempo e la misurazione del tempo hanno spesso un’ importanza fondamentale.
Facendo un gioco di pura astrazione, come ogni tanto mi diverto a fare, ho provato a pensare a come sarebbe la nostra società senza alcun sistema che misuri il tempo.
Praticamente la tecnologia verrebbe annullata o completamente ridefinita; il modo stesso di parlare dovrebbe subire delle modifiche: le parole “minuto”, “secondo”, non avrebbero più senso.
Tutta la nostra vita verrebbe stravolta, il modo di approcciarsi alle cose, di affrontare ogni avvenimento.
Tempo fa ho letto “Una giornata nell’ antica Roma” di Alberto Angela, un bel libro in cui veniva descritta una giornata tipo di un cittadino romano all’ epoca dell’ Imperatore Traiano.
Tra le tante curiosità e gli aspetti interessanti, ricordo che mi aveva fatto riflettere il fatto che all’ epoca dei Romani, ovviamente, non c’erano strumenti molto efficaci per la misurazione del tempo; il giorno era scandito dal movimento del sole, tanto che gli orari cambiavano a seconda delle stagioni.
Il darsi un appuntamento nell’ antica Roma prevedeva un’ inevitabile approssimazione e un sicuro ritardo. Che differenza con oggi in cui dopo 5 minuti di attesa (quando va bene) parte l’ immancabile telefonata “Ciao, dove sei?”.
Non saprei dire se oggi sia meglio o peggio, come per quasi ogni cosa posso trovare aspetti positivi e negativi.
Quello che rilevo però è una ulteriore contraddizione: mi sembra che attribuendo un valore enorme al singolo minuto, in realtà sminuiamo il valore del tempo; un po’ come se fossimo più interessati al minuto che passa, invece di preoccuparci di come lo trascorriamo, come se fosse più interessante misurare il tempo anziché viverlo. Mi accorgo spesso che appena inizio qualcosa, già controllo quanto tempo ho per farla, e quanto mi manca e se ce la farò prima di dover smettere, ecc…
Il rischio è di non gustarsi quello che sto facendo. Forse dovrei fare meno, ma con più calma e attribuire molta meno importanza a tante cose.
Comincio a pensare che il tempo a mia disposizione sia troppo importante: forse dovrei trascorrerne un po’ a sprecarlo!
lunedì 7 luglio 2008
Senza Titolo
Sto cercando di raccogliere le idee per aggiornare il blog ma non è facile quando hai un bimbo da domare sulle ginoccnjòlkjgfòhlkfjghpodilkfgdgbv
Fermo Leo, che papà deve fare una colkjnvlkxcjn m,
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zc
Dai che faccio in fretta, guarda qui che bello il tappetinnokòlknmlkb,v ,_: kl ._
À ò ùà
Fermo, ho dettsvklhjzvckn _ - - _ __ -_ __
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- . .-
Ljhnklj
DAI!!
jknbk +
,ò
Vabbhè ho capito, spengo!!