lunedì 26 aprile 2010

Pensa che una volta mi sono cambiato in un gazebo!


Ci sono cose che fai perché devi, altre che fai perché ti piacciono, altre ancora perché poi te le puoi giocare, raccontandole agli amici una sera d’ inverno.
La replica dello spettacolo “Scusate gli eroi” che abbiamo fatto ieri pomeriggio ad Alpignano è stata un po’ tutte e tre le cose.

Raccontare come uno spettacolo sul parallelismo tra un tossico degli anni ’80 e Jan Palach, personaggio storico della primavera di Praga, sia capitato a una manifestazione per il 25 Aprile è un po’ complicato; noi comunque c’eravamo con i nostri cubotti e i vestiti pesanti, sotto un sole che quest’ anno non si era ancora visto.



Immaginare un contesto peggiore per uno spettacolo teatrale come il nostro è molto difficile: già la storia è complicata da seguire a teatro con il silenzio e le luci a effetto, figuriamoci su un piccolissimo palco, montato sul lato di una piazzetta, di fronte a una strada pedonale, e sull’ altro lato un bar dove dei vecchietti bevevano e giocavano a carte.

In questa foto potete vedere il gazebo adibito a camerino.



Ovviamente niente quinte, niente luci, un’ unica entrata al palco con una scaletta di legno.

Il palco era messo al fondo di Viale della Vittoria, per l’ occasione piena di bancherelle di artigiani, dolciumi e prodotti tipici.

Prima di noi si è esibito un gruppo di ballerini sardi, come testimoniato da questa foto.





E’ facile quindi immaginare l’ interesse del pubblico per uno spettacolo teatrale drammatico della durata di un’ ora!
Francesca e alcuni amici sono venuti ad assistere e persino lei ha fatto fatica a seguire la vicenda (anche perché Leo la distraeva con la sua occupazione: raccogliere pietrine da buttare nei tombini).

Raccontata così sembra la cronaca tragicomica di un disastro: in realtà è andata meno peggio del previsto; secondo me, abbiamo fatto comunque una bella figura, mostrando serietà e professionalità. Qualcuno tra il pubblico si è fermato ad assistere e alla fine c’è stato anche un applauso a scena aperta (mai espressione è stata più calzante).
In alcuni momenti c’è stato persino un silenzio attento, con la gente che smetteva di passeggiare e parlare al cellulare, per stare ad ascoltare.

Credo che alla fine tutti nella compagnia si siano divertiti e sicuramente queste occasioni fanno esperienza e permettono di imparare molte cose.

Mal che vada, alla cena di Natale potremo raccontare di quella volta che ci siamo cambiati i vestiti in un gazebo in una piazza di Alpignano!

4 commenti:

Antenòr ha detto...

certo che ogni iniziativa, ogni fatica, grande o piccola che sia, ogni increspatura della quotidianità è un'esperienza. Che sia unica o importante, che sia servita a qualcuno o solo a voi non importa più di tanto. Amareggia, a volte stanca, ma se siete riusciti già a divertirvi (e in quelle condizioni, a giudicare dalle fotografie, è stata veramente un'impresa ardua!) credo nè sia comunque valsa la pena. Più che altro lascia perplessa la scelta degli organizzatori, ballerini sardi ad Alpignano, compagnia teatrale che mette in scena Jan Palach per il 25 aprile, al di là della professionalità dei protagonisti sembra più che altro la logica del "riempi quel buco perchè qualcosa dobbiamo pur fare". Criticabile l'amministrazione che mette su una cosa così, non certo la compagnia che ha saputo trasformare un anonimo angolo suburbano in un palco dove è andata in scena un pezzo di storia moderna europea. Ancora complimenti a voi.

Ma il 25 aprile dov'è? E la festa di Liberazione?

Marco ha detto...

Perfettamente d' accordo. Credo che comunque fosse tutto il contesto piuttosto criticabile: su una cinquantina di banchi che ci saranno stati, credo di averne visto uno gestito dagli alpini. Il resto erano sculture in pasta di sale, soprammobili, sculture di legno e bamboline che con la liberazione centravano ancora meno (non avevano neanche nulla di culturale). Addirittura ce n' era uno vicino a noi con un cartello "COMPOS in omaggio" e tutta la gente a riempirsi i sacchetti. Resta l' amarezza di vedere snaturato il significato della festa storica forse più importante del nostro paese.
Nel nostro copione c'è una battuta di Helena che guarda la tomba di Jan e dice:
"Sono passati venticinque anni e già appartieni alla storia minore di questo paese, non fosse per la lapide e qualche fiore in questa piazza. Forse insieme alla libertà abbiamo guadagnato anche un’ondata di amnesie."

Forse questa è stata la cosa più centrata della manifestazione.

Antenòr ha detto...

Sai Marco quando ho visto il vostro spettacolo quella frase aveva colpito molto anche me.Questo perchè credevo ingenuamente che Palach per i Cechi (o forse per i cecoslovacchi?)fosse una specie di eroe nazionale, comunque un simbolo gigantesco della lotta per la libertà di quel paese e che come tale fosse conosciuto e ricordato. Parliamo dopo tutto di storia recente, la Primavera di Praga è del '68, Palach muore nel 69, vent'anni dopo c'è la rivoluzione che abbatte il potere comunista, dopo altri venti anni scopro che non c'è più nulla dalle parole di Helena...
Non voglio farla lunga però ci sono rimasto male e sono andato a leggere qualcosa e sono rimasto stupito... è vero, di Jan Palach, dell'esempio della resistenza alla strapotere sovietico, dell'eroe gucciniano, della lbertà e della giustizia che si riassumevano nella sua figura, non rimane che un nome sconosciuto ai più. Hai ragione,infatti quando scrivevo il post precedente ho anch'io pensato che la parabola della nostra Resistenza (e degli 80mila morti che costò) e quella di Palach sono talmente simili nell'oblio che le ha avvolte da giustificare l'accostamento il 25 aprile. Se fosse stato fatto questo ragionamento dagli amministratori di Alpignano lo accetterei di buon grado. Ma scommetto che stò pretendendo un pò troppo...

Marco ha detto...

Eh sì! Mi stai che stai pretendendo davvero troppo!