...ma non suono davanti a un bicchiere, come succedeva a Guccini.
Invece lavoro. Sono le 02:25 e sono in centrale per un' attività notturna.
In realtà il alvoro vero e proprio viene svolto da un ragazzo di una ditta esterna, molto più preparato ed esperto di me.
Il mio compito, infatti è più quello di presenziare e verificare che alla fine tutto sia in ordine e funzionante.
Purtroppo al momento ci sono un po' di problemi e quel poveretto sta impazzendo per cercare di portare comunque a termine un lavoro, che sulla carta, in condizioni normali, sembrava semplice e lineare.
Come sempre nella pratica le cose non sono così lineari e quindi aspetto un suo colpo di genio o la resa.
Sono le 02,30. Penso a Francesca che dorme al caldo su un lato del letto e spero che Leonardo, almeno stanotte non si svegli chiamando il suo papà, perchè questa volta non potrà esserci.
Penso a cosa farò domani, a quanto riuscirò a dormire e se mi verrà l' emicrania.
Qualche anno fa non trovavo così pesante lavorare di notte, anzi era un modo quasi piacevole per guadagnare qualcosa in più, senza le tensioni della giornata lavorativa.
Sopportavo bene il sonno e il giorno dopo avevo un sacco di tempo libero in più.
Ora invece faccio fatica a recuperare, spesso mi sveglio con l' emicrania e per tutto il pomeriggio mi rimane quella sensazione di straniamento, di stordimento come se non sapessi mai dove mi trovo.
Pensare che sono passati solo pochissimi anni.
Sono le 02,36, è meglio che vada a vedere se ci sono novità e se riesco a capire quando potrò andare a casa.
...e poi,
la bottiglia è vuota.
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1 commento:
non ti crucciare Marco, sono gli anni che passano, il Guccio direbbe "che il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo". Vedi l'aspetto positivo: hai fatto il post.
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