
Ultimamente latito un po’ sul blog, purtroppo il tempo sembra sempre meno.
Oggi sono arrivato con un minuto di ritardo al lavoro; ogni tanto succede.
Un minuto.
60 secondi che qualcuno conteggerà, monetizzerà e mi addebiterà in busta paga.
60 secondi.
A pensarci pare incredibile il valore e il peso che in questo caso viene dato a una manciata di secondi.
C’è una persona (o più probabilmente un sistema creato apposta) a cui non importerà nulla di come ho lavorato negli altri 27420 secondi della giornata; la cosa importante sarà che non ho trascorso quei 60 secondi sul posto di lavoro.
Più ci penso e più mi sembra un paradosso… e non solo il mio caso, molto banale e comune; se ci si pensa un attimo, nella nostra società il tempo e la misurazione del tempo hanno spesso un’ importanza fondamentale.
Facendo un gioco di pura astrazione, come ogni tanto mi diverto a fare, ho provato a pensare a come sarebbe la nostra società senza alcun sistema che misuri il tempo.
Praticamente la tecnologia verrebbe annullata o completamente ridefinita; il modo stesso di parlare dovrebbe subire delle modifiche: le parole “minuto”, “secondo”, non avrebbero più senso.
Tutta la nostra vita verrebbe stravolta, il modo di approcciarsi alle cose, di affrontare ogni avvenimento.
Tempo fa ho letto “Una giornata nell’ antica Roma” di Alberto Angela, un bel libro in cui veniva descritta una giornata tipo di un cittadino romano all’ epoca dell’ Imperatore Traiano.
Tra le tante curiosità e gli aspetti interessanti, ricordo che mi aveva fatto riflettere il fatto che all’ epoca dei Romani, ovviamente, non c’erano strumenti molto efficaci per la misurazione del tempo; il giorno era scandito dal movimento del sole, tanto che gli orari cambiavano a seconda delle stagioni.
Il darsi un appuntamento nell’ antica Roma prevedeva un’ inevitabile approssimazione e un sicuro ritardo. Che differenza con oggi in cui dopo 5 minuti di attesa (quando va bene) parte l’ immancabile telefonata “Ciao, dove sei?”.
Non saprei dire se oggi sia meglio o peggio, come per quasi ogni cosa posso trovare aspetti positivi e negativi.
Quello che rilevo però è una ulteriore contraddizione: mi sembra che attribuendo un valore enorme al singolo minuto, in realtà sminuiamo il valore del tempo; un po’ come se fossimo più interessati al minuto che passa, invece di preoccuparci di come lo trascorriamo, come se fosse più interessante misurare il tempo anziché viverlo. Mi accorgo spesso che appena inizio qualcosa, già controllo quanto tempo ho per farla, e quanto mi manca e se ce la farò prima di dover smettere, ecc…
Il rischio è di non gustarsi quello che sto facendo. Forse dovrei fare meno, ma con più calma e attribuire molta meno importanza a tante cose.
Comincio a pensare che il tempo a mia disposizione sia troppo importante: forse dovrei trascorrerne un po’ a sprecarlo!
1 commento:
Mi ritrovo in tutto quello che hai scritto. Io per riappropriarmi del mio tempo vado a lavorare in autobus, cambiandone 4, decidendo così che quello è tempo per me, sottraendolo all'economia complessiva della giornata. Ma la mia è una battaglia velleitaria. Se rimango sull'autobus 5 minuti senza leggere il giornale che mi sono portato mi vengono i sensi di colpa. Essere schiavi del tempo significa in realtà essere servi di un sistema che ti obbliga ad occuparlo con mille attività, spesso inutili. A volte è una malattia... buon ozio a tutti.
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