Ho ricominciato.
Dopo due anni di inattività sono tornato sul palco.
Dopo mesi che non ci sentivamo, Enrico mi ha mandato un sms: “Ciao, come stai? Vuoi fare una parte nello spettacolo che stiamo allestendo?” (Ok, forse le parole non erano proprio queste ma il senso c’è).
L’ ho chiamato e mi sono fatto spiegare meglio.
Ci ho pensato.
Ci ho pensato ancora.
Poi ho detto “Perché no?”
Ho accettato perché è una parte piccola, perché l’ impegno è di una sera a settimana e penso di poterlo sostenere, anche se mi sento in colpa a lasciare Franci da sola a occuparsi di Leo, che fatica sempre ad addormentarsi.
…e poi ho accettato perché me l’ha chiesto Enrico con cui ho sempre collaborato bene, e che mi ha sempre aiutato con i miei progetti;
… e poi non c’è niente da fare: il teatro dà dipendenza. E’ una droga. Puoi provare a uscire dal giro ma basta un niente, un amico che ti dice “ma sì, solo un paio di battute” e ci sei di nuovo dentro.
Non so dove troverò il tempo per studiare la parte, ma ci riuscirò in qualche modo.
Per adesso sto cominciando a cercare di capire come rendere il personaggio: dopo anni a faticare per pulire la voce da accenti e cadenze, ora devo fare un gangster siculo-americano!
Dimenticavo: lo spettacolo si intitola “Un gangster di talento”, liberamente tratto da “Pallottole su Broadway” di Woody Allen; è una commedia brillante, divertente, che come tutte le cose che appaiono semplici, in realtà non è facile.
Comunque dopo due anni, posso dire di essere proprio arrugginito!
Dopo due anni di inattività sono tornato sul palco.
Dopo mesi che non ci sentivamo, Enrico mi ha mandato un sms: “Ciao, come stai? Vuoi fare una parte nello spettacolo che stiamo allestendo?” (Ok, forse le parole non erano proprio queste ma il senso c’è).
L’ ho chiamato e mi sono fatto spiegare meglio.
Ci ho pensato.
Ci ho pensato ancora.
Poi ho detto “Perché no?”
Ho accettato perché è una parte piccola, perché l’ impegno è di una sera a settimana e penso di poterlo sostenere, anche se mi sento in colpa a lasciare Franci da sola a occuparsi di Leo, che fatica sempre ad addormentarsi.
…e poi ho accettato perché me l’ha chiesto Enrico con cui ho sempre collaborato bene, e che mi ha sempre aiutato con i miei progetti;
… e poi non c’è niente da fare: il teatro dà dipendenza. E’ una droga. Puoi provare a uscire dal giro ma basta un niente, un amico che ti dice “ma sì, solo un paio di battute” e ci sei di nuovo dentro.
Non so dove troverò il tempo per studiare la parte, ma ci riuscirò in qualche modo.
Per adesso sto cominciando a cercare di capire come rendere il personaggio: dopo anni a faticare per pulire la voce da accenti e cadenze, ora devo fare un gangster siculo-americano!
Dimenticavo: lo spettacolo si intitola “Un gangster di talento”, liberamente tratto da “Pallottole su Broadway” di Woody Allen; è una commedia brillante, divertente, che come tutte le cose che appaiono semplici, in realtà non è facile.
Comunque dopo due anni, posso dire di essere proprio arrugginito!
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